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Società Italiana di Filologia Romanza

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Per la storia del francese e del provenzale nell'Italia medievale.
Una bibliografia ragionata

A cura di Luca Morlino

 

Questa bibliografia nasce come necessario complemento alle succinte indicazioni fornite in coda al saggio La letteratura francese e provenzale nell’Italia medievale, appena apparso nell’Atlante della letteratura italiana, a cura di Sergio Luzzatto e Gabriele Pedullà, Volume I, Dalle Origini al Rinascimento, a cura di Amedeo De Vincentiis, Torino, Einaudi, 2010, pp. 27-40. Nel poco spazio a disposizione in tale sede la scelta è stata obbligatoriamente e drasticamente limitata a pochi ed essenziali riferimenti bibliografici, in particolare a quelli più recenti, anche – e in alcuni casi, anzi, soprattutto – per consentire al lettore eventualmente interessato ad approfondire gli argomenti trattati nel saggio di risalire alla vastissima e imprescindibile bibliografia pregressa. Proprio le proporzioni e l’importanza di quest’ultima hanno comunque indotto a continuare l’opera attraverso la compilazione di una bibliografia ragionata. Un articolo, per quanto breve e sostanzialmente divulgativo, sulla diffusione della letteratura francese e provenzale nell’Italia medievale non può, infatti, che essere debitore nei confronti di innumerevoli altri contributi, molto più estesi e approfonditi sui vari aspetti che pertengono a un tema così ampio. Citarli esplicitamente e citarne il più possibile risponde quindi in primo luogo a una ragione di onestà intellettuale. Ancor più determinante è parsa tuttavia un’altra ragione, essendo questa a parte obiecti anziché subiecti come la precedente. Durante la composizione del saggio e in particolare della brevissima nota bibliografica, si è infatti avuto modo di constatare che l’ampia gamma di studi sull’argomento, davvero notevole per la quantità e la complessiva qualità in termini analitici, non è ancora confluita in una sintesi generale e aggiornata, in una monografia d’insieme che possa oggi costituire un testo di riferimento su questa materia. Le uniche sintesi a disposizione, benemerite ma ormai per molti aspetti datate, si limitano peraltro soltanto a una delle due lingue e letterature d’Oltralpe: sul versante d’oïl si tratta del fondamentale saggio di Paul Meyer, De l’expansion de la langue française en Italie pendant le Moyen-Âge, in Atti del Congresso Internazionale di Scienze Storiche, Roma, 1-9 aprile 1903, Roma, Tipografia della Reale Accademia dei Lincei, 1904, vol. IV. Storia delle Letterature, pp. 61-104, giustamente considerato «uno di que’ lavori che soltanto i competentissimi possono permettersi di scrivere, giacché unicamente ad essi, posti come sono quasi sopr’eccelsa vetta, torna lecito abbracciare d’un sol colpo d’occhio l’amplissima distesa di sottoposte regioni» (Francesco Novati, Attraverso il Medio Evo, Bari, Laterza, 1905, p. 257); per quanto riguarda invece l’ambito d’oc, si possono citare le introduzioni delle due storiche sillogi di Giulio Bertoni, I trovatori d’Italia. Biografie, testi, traduzioni, note, Modena, Orlandini, 1915 e di Vincenzo de Bartholomaeis (a cura di), Poesie provenzali storiche relative all’Italia, Roma, Tipografia del Senato, 1931, 2 voll. (di quest’ultimo si veda anche il saggio La poesia provenzale in Italia, in Provenza e Italia,a cura di Vincenzo Crescini, Firenze, Bemporad, 1930, pp. 3-77). L’assenza di una sintesi complessiva, che comprenda la diffusione tanto del francese quanto del provenzale nell’Italia medievale, riflette uno dei principali limiti degli studi sull’argomento, peraltro paradossale se si considera che molti studiosi si sono occupati della propagazione e della fortuna italiana di entrambe le lingue e letterature d’Oltralpe. Eppure, ciò è avvenuto per lo più secondo una troppo rigida compartimentazione della materia, che non ha certo giovato alla sua piena comprensione, poiché «checché se ne dica, la cultura gallo-romanza del medioevo è sostanzialmente unitaria, e tale dovette apparire […] agli occhi degli italiani» (Luciano Formisano, Aspetti della cultura letteraria a Bologna al tempo di Federico II, in Federico II e Bologna, Atti del Convegno, Bologna, 18 marzo 1995, a cura di Giancarlo Susini, Bologna, Deputazione di storia patria per le province di Romagna, 1996, pp. 107-138, a p. 118). Di recente, comunque, almeno nei contributi più specialistici, si è cominciato a far fronte a questo limite, per lo più a partire dallo studio di manoscritti e testi provenzali composti o comunque copiati in Italia. Il progressivo affinamento di questi studi, in particolare da parte della scuola italiana, ha ormai imposto di trarre concretamente le conseguenze a livello operativo dal fatto che la sostanziale unità della cultura gallo-romanza non si è infranta al di qua delle Alpi, dove al contrario, almeno in certi casi, si è forse ulteriormente compattata, come dimostra per esempio il singolare caso di stratificazione linguistica provenzale-franco-veneta nella versione marciana di una canzone del trovatore Pistoleta (siglata col numero372,3nella Bibliographie der Troubadours di Alfred Pillet - Henry Carstens, Halle a. S., Niemeyer, 1933), per cui si rimanda al pioneristico studio di Lorenzo Renzi, Stratificazione provenzale-franco-veneta nella «Canzone dei desideri» marciana, in «Atti dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti. Classe di Scienze morali, Lettere ed Arti», CCXVI (1967-68), pp. 39-68 (ora anche in Id., Le piccole strutture. Linguistica, poetica, letteratura, a cura di Alvise Andreose, Alvaro Barbieri, Dan Cepraga, con la collaborazione di Marina Doni, Bologna, Il Mulino, 2009,pp. 237-263). Questo contributo, assieme all’altro fondamentale lavoro sul franco-veneto dello stesso Renzi, Per la lingua dell’Entrée d’Espagne, in «Cultura Neolatina», XXX (1970), pp. 59-87 (ora anche in Id., Le piccole strutture cit.,pp. 265-298), ha costituito una delle principali basi metodologiche per lo studio dei fenomeni, spesso comuni, di interferenza tra le due lingue d’Oltralpe e le varietà antico-italiane in canzonieri provenzali e francesi copiati in Italia, nonché talora di interferenza anche tra l’una e l’altra: al riguardo si segnalano in particolare i contributi di Lucilla Spetia, Il ms. MR 92 della Biblioteca Metropolitana di Zagabria visto da vicino, in La filologia romanza e i codici,Atti del convegno della Società Italiana di Filologia Romanza,Messina, 19-22 dicembre 1991, a cura di Saverio Guida e Fortunata Latella, Messina, Sicania, 1993, vol. I, pp. 235-272, alle pp. 256-259 e n. 75, Ead., Riccardo cuor di Leone tra oc e oïl (BdT 420,2), in «Cultura Neolatina», LVI (1996), pp. 101-155, Ead. (a cura di), «Intavulare». Tables de chansonniers romans, II. Chansonniers français (série coordonnée par Madeleine Tyssens), 2. H (Modena, Biblioteca Estense), Za (Bibliothèque Métropolitane de Zagreb), Liège, Université de Liège, 1997, pp. 108-109, Zeno Lorenzo Verlato, Occitania periferica. Il canzoniere religioso di Wolfenbüttel, in «Rivista di Studi Testuali», IV (2002), pp. 173-247, Giuseppe Noto (a cura di), «Intavulare». Tavole di canzonieri romanzi (serie coordinata da Anna Ferrari), I. Canzonieri Provenzali, 4. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana: P (plut. 41. 42), Modena, Mucchi, 2003, pp. 78-79 e n. 111, Luciana Borghi Cedrini (a cura di), «Intavulare». Tavole di canzonieri romanzi (serie coordinata da Anna Ferrari), I. Canzonieri Provenzali, 5. Oxford, Bodleian Library: S (Douce 269), Modena, Mucchi, 2004, pp. 28-29 e n. 2, Ilaria Zamuner, Spigolature linguistiche dal canzoniere provenzale L (BAV, Vat. Lat. 3206), in «Studi Mediolatini e Volgari», LI (2005), pp. 167-211, alle pp. 185-195, Fabio Zinelli, Sur les traces de l’atelier des chansonniers occitans I K: le manuscrit de Vérone, Biblioteca Capitolare, DVIII et la tradition méditerranéenne du ‘Livre dou Tresor’, in «Medioevo Romanzo», XXXI (2007), pp. 7-69, in part. alle pp. 31, n. 100, e 47, n. 168. Un importante passo avanti in questa prospettiva proviene ora dalla dettagliata analisi della lingua “deviante” del trovatore Peire Milo compiuta da Luciana Borghi Cedrini, Il trovatore Peire Milo, Modena, Mucchi, 2008, pp. 161-341, che in diversi casi prende in considerazione i testi franco-italiani e, anche a prescindere da ciò, risulta comunque imprescindibile dal punto di vista metodologico per l’analisi linguistica di questi ultimi, proprio in ragione del riconoscimento del concetto di “devianza”. Da questo punto di vista, si devono comunque tenere in considerazione anche gli italianismi lessicali, fono-morfologici e sintattici delle vidas trobadoriche, caratterizzate inoltre da alcuni francesismi che secondo Giovan Battista Pellegrini «si potrebbero forse vedere in un’altra luce ed attribuire alla tradizione letteraria franco-veneta»; una lista degli italianismi delle vidas si trova nelle due edizioni di riferimento curate da Guido Favati, Le biografie trobadoriche. Testi provenzali dei secc. XIII e XIV, Bologna, Palmaverde, 1961, pp. 513-515 e da Jean Boutière - Alexander Hermann Schutz, Biographies des Troubadours. Textes Provençaux des XIIIe et XIVe siècles,2e édition refondue, augmentée d’une traduction française, d’un appendice, d’un lexique, d’un gloissaire et d’un index des termes concernants le «trobar» par J. Boutière avec la collaboration de Irenée-Marie Cluzel, Paris, Nizet, 1964, pp. X-XI; al riguardo si vedano inoltre più nel dettaglio Giovan Battista Pellegrini, Di un venetismo alpino delle «Vidas» del codice H, in «Archivio per l’Alto Adige», LI (1957), pp. 253-262, Id., Arum. zmuticare, lad. dolom. smudié, ven. sett. smodegar, in Omagiu lui Iorgu Iordan cu prilejul implinirii a 70 de ani, Bucarest, Academia Republicii Populare Romine, 1958, pp. 667-670, Id., Appunti su alcuni italianismi (venetismi) delle biografie trobadoriche, in «Atti dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti. Classe di Scienze morali, Lettere ed Arti», CXXI (1962-1963), pp. 442-466 (questi tre studi si leggono, con qualche aggiunta, in Id., Studi di dialettologia e filologia veneta, Pisa, Pacini, 1977, alle pp. 89-123 e in particolare a p. 110 per la frase sopra citata), Barbara Wehr, Anc. occ. Bernartz de Ventadorn si fo de Limozin: encore un italianisme dans les biographies des troubadours, in Contacts de langues, de civilisations et intertextualité,IIIe Congrès de l’Association International d’Études Occitanes, Montpellier, 20-26 août 1990, communications recueilles par Gérard Gouiran, Montpellier, Publications du Centre d’Études Occitanes de l’Université Paul Valery, 1992, pp. 1185-1199.
La necessità di uno studio in parallelo tra francese e provenzale d’Italia non si limita comunque al livello linguistico, ma si estende anche al piano storico e codicologico, come evidenziato in particolare da Stefano Asperti, Carlo I d’Angiò e i trovatori. Componenti “provenzali” e angioine nella tradizione manoscritta della lirica trobadorica, Ravenna, Longo, 1995, alle pp. 7-14, 43-59, 109-120 e 175-179. Sono diversi, infatti, i manoscritti copiati in Italia che trasmettono testi sia francesi che provenzali, a cominciare da uno dei più antichi, il ms. α.R.4.4 della Biblioteca Estense di Modena, che contiene al suo interno il canzoniere provenzale D e il canzoniere francese H, su cui si vedano rispettivamente Giosuè Lachin, Introduzione. Il primo canzoniere, in I trovatori nel Veneto e a Venezia, Atti del Convegno internazionale, Venezia, 28-31 ottobre 2004, a cura dello stesso Lachin, presentazione di Francesco Zambon, Roma-Padova, Antenore, 2008, pp. XIII-CV e Lucilla Spetia (a cura di), «Intavulare» cit., pp. 17-95 (per la parte provenzale si attende inoltre il volume dello stesso Lachin nell’ambito della medesima collana «Intavulare»). La parte più antica del canzoniere provenzale Estense risale al 1254, una data significativamente molto vicina alle più antiche testimonianze relative alla copia di manoscritti francesi in Italia, localizzabili a Verona nel 1251-1252, come indicato da Virginio Bertolini, A proposito degli ‘explicit’ dell’Antéchrist e del Livre d’Enanchet: la contrada dei Montecchi, in «Atti e Memorie dell’Accademia di agricoltura, scienze e lettere di Verona», s. VI, XXXI (1979-80), pp. 193-213. Il secondo dei testi cui fa riferimento l’articolo di Bertolini appena citato, il cosiddetto Livre d’Enanchet, è una delle prime opere, se non proprio la prima, composte in francese da un italiano: il testo si legge nell’edizione a cura di Werner Fiebig Das “Livre d’Enanchet” nach der einzigen Handschrift 2585 der Wiener Nationalbibliothek, Jena - Leipzig, Gronau - Agricola, 1938; ne ho approntato una nuova edizione – estesa anche al secondo testimone, ignoto a Fiebig – nella mia tesi di dottorato, «Alie ystorie ac dotrine». Il “Livre d’Enanchet” nel quadro della letteratura franco-italiana, Università degli Studi di Padova, 2009.

 

(continua)

 

 

 
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Sito a cura di
Carlo Pulsoni e Matteo Viale

ultimo aggiornamento di questa pagina: 1 Luglio, 2011