| Novità
librarie di interesse filologico (quanti desiderano
che venga qui segnalata la pubblicazione di testi di rilevanza scientifica possono
inviare una e-mail alla redazione del sito all'indirizzo sifr@sifr.it) 2006
Il
romanzo nel Medioevo. Atti del Convegno, Bologna, 20-21 ottobre 2003. Con altri
contributi di Filologia romanza, Bologna, Pàtron, 2006 (Quaderni
di Filologia Romanza, 18). | |
ISSN 17.22-7097, 220 pp., 16,00 euro |
Il
volume raccoglie gli Atti del Convegno "Il romanzo nel Medioevo", tenutosi
a Bologna dal 20 al 21 ottobre 2003. INDICE.
Carlo Donà, Il Conte du Graal o il romanzo doppio - Marco
Infurna, Ecclesia e Sinagoga nella Queste del Saint Graal - Giovanna Angeli,
Romanzo medievale e cinema, Francesco Benozzo, Stratigrafie del romanzo
arturiano: le connessioni gallo-brittoniche e le tradizione perdute del primo
millennio a. C - Anna Airò, Il silenzio e la voce ne Le Roman
de Silence - Daniela Delcorno Branca, Sulla tradizione italiana del Buovo
d'Antona e sui rapporti con la tradizione francese - Patrizia Caraffi,
Il sapere femminile nel Libro de Apolonio - SAGGI. Lidia Bartolucci, Maria
Vittoria Bernardi, Trop y ad des perillous passages a passer: la Valle
Pericolosa in Mandeville - Marco Maulu, Riflessioni sul Guillaume d'Angieterre
e sul culto di sant'Eustachio - Isabella Stancari, Saggio di un commento
a Gace Brulé |
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«Ab
nou cor et ab nou talen». Nouvelles tendances de la recherche médiévale
occitane, Textes édités par Anna Ferrari et Stefania Romualdi,
Modena, Mucchi Editore, 2006. | |
ISBN 88-7000-422-8, 360 pp., 38,00 euro |
Il
volume raccoglie gli Atti del Colloque international AIEO, tenutosi a L'Aquila
dal 5 al 7 luglio 2001. INDICE.
Programme du Colloque - Avant-propos (Anna Ferrari) - Propos d'accueil (Luigi
Bignardi) - Ouverture - Gérard Gouiran, Les troubadours, nos contemporains
- Ernesto Milano, La Biblioteca Estense e la filologia modenese - Recherches
dans les archives - Saverio Guida, Rechercher dans les archives en Pays
d'Oc - Bibliographie - Kathryn Klingebiel, L'occitan médiéval:
un bilan, en lisant une bibliographie - Philologie matérielle, méthodes
actuelles de l'édition critique, 'petits troubadours' - Vicenç Beltran, Los
cancioneros trovadorescos y la renovación cultural del siglo XIII - Walter
Meliga, L'édition critique à la croisée de diverses perspectives - Gabriele
Giannini, Problemi di edizione: Pons de Capduoill, Ben es fols cel que reigna
(BdT 375,4) - Nouveaux instruments - Elisabeth Schulze-Busacker, L'héritage
gnomique et parémiologique dans la poésie des troubadours - Nouvelles perspectives
linguistiques - Luciana Borghi Cedrini, La lingua dei trovatori tra grammatiche
e edizioni - Peter Ricketts, La lexicologie de l'occitan médiéval: un champ
inculte - Historiographie littéraire - Paolo Gresti, Appunti sulla
traduzione italiana cinquecentesca del Donatz proensals - Aniello Fratta,
I trovatori nella memoria: citazioni trobadoriche nei poeti catalani dei secoli
XIV e XV - Pastourelles - Sergio Vatteroni, La fortuna di L'autr'ier
jost'una sebissa e Raimon Escrivan: considerazioni sui generi della pastorella
e della tenzone fittizia - Anna Radaelli, Pastorella danzante (BdT 244,8)
- Textes non lyriques - Linda Paterson, La Canso d'Antioca occitane:
gallicismes phonologiques et histoire textuelle - Travaux en cours
- Francesco Carapezza, Filologia per codici: il caso di G - Antonella Negri,
Nell''Officina' dei lavori in corso: Guilhem de la Tor - Linda Paterson,
L'édition des tensos et partimens - Stefania Romualdi, Repertori tematici
- Maria Pia Betti, Un progetto di concordanze: il corpus di Guiraut Riquier
- Linda Paterson, Raynouard et Levy à l'Internet - Anna Ferrari, Ancien
occitan: à savoir…? - Massimiliano De Conca, La définition de la norme
et les derniers troubadours: perspectives de recherches - Clôture -
Georg Kremnitz, Splendeurs et misères de la langue occitane: quelques réflexions
d'un sociolinguiste. |
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La
cultura volgare padovana nell'età del Petrarca. Atti del Convegno, Monselice-Padova,
7-8 maggio 2004, a cura di Furio Brugnolo e Zeno Lorenzo Verlato, Padova,
Il Poligrafo, 2006 (Carrubio. Collana di storia e cultura veneta, 5). |
| ISBN 88-7115-467-3,
522 pp., 35,00 euro |
Francesco Petrarca soggiornò a più riprese
a Padova tra il 1349 e il 1367 e poi ininterrottamente - tra Padova e i Colli
Euganei - dal 1368 all'anno della morte, avvenuta ad Arquà il 19 luglio 1374.
A Padova venne a contatto soprattutto con le cerchie preumanistiche che animavano
con una ricca produzione in latino la vita culturale della città. Ma anche la
cultura volgare locale dovette attirare e coinvolgere la sua attenzione e la sua
partecipazione, se è vero che egli fu in corrispondenza poetica con i due più
prolifici rimatori padovani del Trecento (e a loro volta suoi ammiratori ed imitatori),
Giovanni Dondi dall'Orologio e Francesco di Vannozzo. È possibile inoltre che
a Padova Petrarca sia venuto quanto meno a conoscenza della Summa artis rithimici
vulgaris dictaminis, il primo trattato organico di metrica italiana, composto
nel 1332 dal giudice e verseggiatore Antonio da Tempo. Soprattutto, a Padova e
dintorni, Petrarca avrà potuto avere esperienza diretta, e magari quotidiana,
del volgare locale: un dialetto che a lui, fiorentino di famiglia e di elezione
letteraria, sarà parso alquanto rude e colorito, non meno che a Dante, cui dobbiamo,
nel De vulgari eloquentia, la prima descrizione caratterizzante del padovano.
Ed è infine a Padova che fa capo la prima diffusione del Canzoniere nella
sua redazione integrale e definitiva, quella consegnata al codice autografo Vaticano
latino 3195. A questi ed altri aspetti della cultura volgare padovana del Trecento
è stato dedicato, nel quadro delle celebrazioni per il VII anniversario della
nascita del Petrarca e col sostegno del Comune di Monselice e dell'Università
di Padova, un importante convegno di studi i cui atti sono raccolti in questo
volume. |
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| Contributi
di: R. Benedetti, C. Bologna, F. Brugnolo, R. Capelli, A. Daniele, A. Donadello,
V. Formentin, R. Frezza, L. Lazzerini, R. Manetti, S. Orlando, I. Pantani, C.
Pulsoni, G. Ronconi, H.W. Storey, A. Stussi, L. Tomasin, Z.L. Verlato. |

«Intavulare».
Tables de chansonniers romans. II. Chansonniers français (série
coordonnée par Madeleine Tyssens). 4. Z (Siena, Biblioteca Comunale
H.X.36) par Lucilla Spetia, Liège, Publications de la Faculté
de Philosophie et Lettres, 2006 (Documenta et Instrumenta, 4). |
| X-133 pp.,
4 fac-sim., 16,50 euro |
Il volume offre una descrizione codicologica
e paleografica del canzoniere francese di Siena, la ricostruzione della sua storia
esterna, l'analisi del contenuto e delle fonti, oltreché la relativa bibliografia.
Com'è proprio della serie Intavulare, vengono forniti 4 indici: I.
Index des pièces (par ordre de présence) II. Index sommaire des
trouvères (par ordre de présence) III. Index alphabétique
des trouvères IV. Index alphabétique des incipit
Corredano
il volume 4 riproduzioni fotografiche della legatura e di carte del manoscritto. |
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Luca
Barbieri, Le «epistole delle dame di Grecia» nel Roman de Troie
in prosa. La prima traduzione francese delle Eroidi di Ovidio,
Tübingen und Basel, A. Francke Verlag, 2005 (Romanica Helvetica, 123). |
| ISBN 3-7720-8096-0,
XVI + 349 pp., 57,00 euro |
.La prima traduzione in lingua d'oïl
delle Eroidi di Ovidio si trova al centro di un progetto culturale di ampio
respiro. Le epistole sono inserite in una versione in prosa del Roman de Troie
di Benoît de Sainte-Maure, che costituisce a sua volta la sezione troiana
di un'Histoire ancienne jusqu'à César. La storiografia medievale
si fonde con la fantasia del romanzo e l'amore dell'epistolografia classica nella
corte della Napoli angioina della prima metà del Trecento, segnata dal
governo del re mecenate Roberto d'Angiò e dalla presenza di Boccaccio. Le
Eroidi francesi sono presentate per la prima volta, nella versione del
codice Royal 20.D.I della British Library, testimone napoletano a capo di tutta
la tradizione manoscritta. L'edizione è accompagnata da uno studio storico,
letterario, linguistico e filologico, che permette di ricostruire un importante
capitolo di storia culturale del Medioevo europeo.
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Le
vie spirituali dei briganti, a cura di Alessandro Grossato, Milano, Edizioni
Medusa, 2006 (Viridarium). | |
ISBN 88-7698-072-5, 176 pp., 30,00 euro |
Larchetipo
mitico, e la costellazione simbolica del dio dei ladri, risale probabilmente
agli albori dellumanità, alla figura del trickster o furfante
divino. Il filo conduttore dei diversi saggi che compongono Le vie
spirituali dei briganti, terzo volume della collana Viridarium curato
da Alessandro Grossato, è costituito dallanalisi della fenomenologia
religiosa di una categoria certamente anomala di individui e di organizzazioni
sempre vissute ai margini delle rispettive società; una fenomenologia spirituale
piuttosto complessa, che fino ad oggi era stata assai poco documentata, per via
della sua indubbia problematicità. Sei sono i contributi di cui si compone
lopera. Il primo saggio, di Carlo Donà, prende in esame il tema della
redenzione del brigante nella tradizione narrativa medievale, partendo dalla figura
evangelica di San Disma, il Buon Ladrone. Ancora nellambito
del Medioevo occidentale, Franco Cardini espone il caso opposto e paradossale
del nobile crociato Rinaldo di Châtillon, signore di Transgiordania,
che per poco non fu ricordato come un martire cristiano, pur avendo compiuto numerose
rapine a danno di inermi pellegrini musulmani. Angelo Iacovella descrive alcune
particolari e poco conosciute forme di brigantaggio organizzato nellIslam
medievale. Alessandro Grossato, autore del quarto saggio, prende invece in esame
la via spirituale dei ladri nellInduismo, a partire dalle figure delle loro
divinità patrone, fino alla forma estrema dei thag, che operarono
lungo le vie commerciali dellIndia fino alla seconda metà del XIX
secolo. Attilio Andreani analizza la figura emblematica del bandito Zhi e, infine,
Giorgio Arduini traccia un pregnante profilo storico e antropologico dellambigua
organizzazione criminale degli Yakuza, dei suoi rituali e delle sua simbologie,
in particolare di quelle connesse alla pratica del tatuaggio. Questesempio
giapponese, forse più di altri, data la sua attualità, dimostra
ancor oggi che cosa possa realmente succedere quando la via delleccesso
incrocia, alla sua maniera, la via degli dèi. |
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| INDICE.
Alessandro Grossato, Introduzione. Le vie spirituali dei briganti in Europa
e in Asia - Carlo Donà, Pessimae vitae finis optimus: la santità
dei briganti nei racconti religiosi del Medioevo - Franco Cardini, Martire
o brigante? Una nota su Rinaldo di Châtillon - Angelo Iacovella, Ayyarùn
e Futuwwa - Alessandro Grossato, La via dei ladri in India - Attilio
Andreini, Il Bandito Zhi: empietà e virtù - Giorgio Arduini,
Yakuza: quando la via delleccesso incrocia la via degli dèi |

Antonio
Cammelli (detto il Pistoia), Sonetti contro l'Ariosto, Giudice de' Savi in
Ferrara, edizione critica a cura di Carla Rossi, Alessandria, Edizioni dell'Orso,
2006 (Studi e Ricerche). | |
ISBN 88-7694-917-8, VI-110 pp., 14,00 euro |
Nel
corso di una settimana, dal 9 al 15 di giugno del 1487, una sorta di Pasquino
ante litteram della corte estense compose una corona di velenosissimi sonetti
caudati (detti bischizi), per denunciare le ruberie e le malefatte del
conte Niccolò Ariosto, Giudice dei Dodici Savi di Ferrara e padre del grande
poeta Ludovico. I bischizi, divulgati pubblicamente in tutta la città,
spronarono altri poeti a sfogarsi contro i magistrati estensi, dando avvio a una
vera e propria sommossa in versi e rime. La singolare corona, ripubblicata per
le Edizioni dell'Orso di Alessandria a cura di C. Rossi, nel maggior rispetto
del codice unico che la contiene e analizzata su basi stilistiche e linguistiche,
viene finalmente restituita al suo autore: il poeta satirico Antonio Cammelli,
detto il Pistoia (1436-1502), con l'obiettivo di rilanciare, in una prospettiva
ermeneutica consona, l'opera lirica di un grande rimatore toscano a lungo dimenticato
dalla critica, seguace del Burchiello e precursore del Berni. |
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Claudio
Franchi, Trobei pastora. Studio sulle pastorelle occitane, Alessandria,
Edizioni dell'Orso, 2006 (Scrittura e scrittori). |
| ISBN 88-7694-905-4,
291 pp., 19,00 euro |
Nelle letterature medievali romanze la
pastorella ha rappresentato una forma testuale apparentemente minore, ma in realtà,
forse proprio grazie a questa collateralità, essa ha costituito uno spazio
dove discutere dei principi cardine dell'universo trobadorico e delle relazioni
dei suoi protagonisti e, contemporaneamente, un luogo dove sperimentare forme
di soggettività impossibili altrove. Questo libro è dedicato alle
pastorelle occitane: dopo aver passato in rassegna la tradizione degli studi ad
esse dedicati, esamina tutti gli aspetti peculiari di siffatto oggetto poetico,
dalle forme medievali di identificazione del genere alla consapevolezza della
disposizione nei manoscritti, dagli aspetti metrici ai rapporti tra la narrazione
e il dialogo. Lo studio si snoda attraverso l'analisi di tutti gli elementi
fondanti del genere (il caratteristico esordio l'autrier, la duplice funzione
del verbo trobar, le strutturazioni significative dei luoghi e del tempo,
il ruolo del protagonista maschile e della pastora) e del delicato equilibrio
in cui coesistono e - qualora la vicenda sia articolata anche su più componimenti
- si sviluppano. La sovrapposizione tra il narratore, il protagonista e, in alcuni
casi, la figura dell'autore reale creano un'equilibrata alchimia che diviene talora
dirompente; diventa allora possibile essere se stessi o, meglio, il sé
che si vuole proporre al mondo e, al tempo stesso, mettere in scena una semplice
rappresentazione dietro cui nascondersi. |
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Jaufre,
a cura di Charmaine Lee, Roma, Carocci, 2006 (Biblioteca Medievale) |
| ISBN 88-498-1597-2,
240 pp., 16,00 euro |
Nel giorno di Pentecoste, alla corte di
re Artù, la festa viene turbata dalla mortale aggressione a un suo cavaliere
perpetrata dal malvagio Taulat de Rogimon, che minaccia di ripetere il gesto ogni
anno. Chiederà il privilegio di andare alla sua ricerca il cavaliere novello,
Jaufre. Le sue avventure lo porteranno per boschi incantati e case stregate abitate
da lebbrosi giganti, diavoli e nani, finchè egli non sconfiggerà
larrogante Taulat. Ma il suo viaggio è anche uniniziazione
allamore per lincontro con la bella castellana Brunissen, che sarà
sua sposa. Il romanzo di Jaufre, di un anonimo autore occitano, propone dunque
il tipico schema di armi e amori che caratterizza il romanzo arturiano medievale
fin dalla sua codificazione ad opera di Chretien de Troyes. Tra le sue pieghe,
però, si scorge una tradizione alternativa, incarnata dalla fata di Gibel,
allusione al mito di Artù nellEtna, ovvero il Mongibello, e a tutta
una materia arturiana mediterranea, che si contrappone a quella francese.
La riscrittura della traduzione oitanica, con riferimenti letterali, è
ricca di spunti comici e aprodici, e si avvale di numerosi richiami alle convenzioni
della lirica dei trovatori, nel tentativo di proporre un nuovo modello di cavalleria
meridionale da apporre a un re Artù ormai incapace di far fronte ai suoi
compiti istituzionali. Quel nuovo cavaliere è Jaufre, figura del re dAragona,
mai menzionato per nome, ma a cui è dedicato il romanzo a cui fa appello
lautore per salvare il sud della Francia dopo la tragedia della Crociata
contro gli Albigesi. |
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Le
liriche del trovatore Guilhem de la Tor, edizione critica a cura di Antonella
Negri, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2006 (Medioevo Romanzo e Orientale). |
| ISBN 88-498-1597-2,
240 pp., 16,00 euro |
L’edizione delle liriche del trovatore
Guilhem de la Tor, poeta originario del Périgord giunto in Italia alla metà del
XIII secolo e ospitato presso le più importanti corti dell’Italia settentrionale,
offre alla lettura una produzione poetica molto variegata quanto a tipologia letteraria. Le
liriche di cui si compone il suo canzoniere danno voce a uno spazio poetico che,
pur collocandosi sul crinale dell’amor cortese nella sua visione ortodossa, non
si esaurisce in esso e pare invece muoversi da un riuso di temi trobadorici di
marca feudale verso una loro accorta valorizzazione nel complesso clima culturale
comunale che fa da sfondo alla permanenza di questo trovatore in Italia. |
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Flamenca,
a cura di Mario Mancini, Roma, Carocci, 2006 (Biblioteca Medievale). |
| ISBN 88-430-3821-4,
pp. 320, 22,80 euro |
Il geloso punito, l' "inutil precauzione",
questo il primo livello di lettura del romanzo provenzale Flamenca (1250-1270
ca.): al centro c'è la vicenda dell'eroina, Flamenca, imprigionata per
anni in una torre dal marito geloso e poi liberata e conquistata da un rocambolesco,
avventuroso amante, che la corteggia audacemente in chiesa, travestito da chierichetto.
Ma i tratti burleschi e sarcastici, pure suggeriti dall'intreccio, non sono la
tonalità dominante, perché sui caratteri, sui destini personali,
sembrano prevalere i valori della conversazione, della socialità, della
cortesia. L'autore rievoca lucidamente, nello spazio della corte, gli incontri,
le tentazioni, i grovigli, tutto lo spessore disordinato e molteplice della realtà
e degli animi umani, ma anche, con profonda comprensione creaturale, riassorbe
le voci in un intreccio polifonico, per ricondurle a una difficile armonia. Il
sapiente gioco delle atmosfere - ora i notturni delle visioni, ora la luminosità
delle scene d'azione -, la mescolanza degli stili, il dialogo sottile e differenziato
con la tradizione letteraria, un ritmo leggero, fantasioso, ricco di "humour"
fanno di questo romanzo uno dei gioielli della narrativa medievale. |
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| INDICE.
Introduzione - Note al testo - Jaufre - Apparato - Note
- Bibliografia | 
Vangeli
occitani dell'infanzia di Gesù. Edizione critica delle versioni I e II, introduzione,
note ai testi e glossario di Gabriele Giannini, testi a cura di Marianne Gasperoni,
Bologna, Pàtron, 2006 (Biblioteca di Filologia Romanza, 11). |
| ISBN 88-555-2880-7,
pp. 426, 32,00 euro |
Tre differenti versioni in octosyllabes
(I, II, III) riversano i materiali apocrifi sull'infanzia di Gesù (e, in un caso,
sulla natività di Maria) entro la letteratura occitana antica. La parzialità o
l'insufficienza delle edizioni correnti, per di più datate, hanno consigliato
un nuovo impegno critico intorno alle versioni I e II: la versione I, attestata
da un manoscritto frammentario, P¹ (Paris, BnF, naf. 10453), da una carta
emersa a Conegliano e oggi dispersa (C) e da una redazione francesizzata distrutta
nell'incendio della Biblioteca Nazionale di Torino (T), può verosimilmente
datarsi tra la fine del XIII secolo e i primi decenni del successivo e localizzarsi
nella Provenza nordorientale; quanto alla versione II, pervenutaci in due distinte
redazioni, P² (ms. Paris, BnF, fr. 1745 [P²]) e FN (mss.
Firenze, BML, Ashburnham 103 [F] e Napoli, BN, I.G.39 [N]), se ne
argomenta la provenienza dall'area corrispondente agli odierni dipartimenti del
Gard e dell'Hérault, proponendone l'assegnazione al Trecento maturo. L'edizione
critica dei tre testi si giova di distinte serie di note al testo, di un glossario
selettivo e di un indice dei nomi propri; l'introduzione affronta la complessità
della tradizione manoscritta (pp. 47-93, § 1), esamina fonti e struttura delle
versioni, oltreché i rapporti tra i manoscritti e le redazioni (pp. 94-105, §
2), infine studia versificazione e lingua delle singole unità testuali in ordine
ad autori, rimaneggiatori e copisti (pp. 106-184, § 3). |
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Gianfranco
Folena dieci anni dopo. Riflessioni e testimonianze, Atti del convegno, Padova,
12-13 febbraio 2002, a cura di Ivano Paccagnella e Gianfelice Peron, Padova,
Esedra editrice, 2006. | |
ISBN 88-6058-008-0, pp. 249, 20,00 euro |
Il
volume raccoglie le relazioni e le testimonianze della giornata di studi promossa
dagli allievi in ricordo di Gianfranco Folena, a dieci anni dalla morte. Allora
la scelta era stata quella di affidare la riflessione e il ricordo del maestro
a colleghi illustri e compagni di un lungo viaggio scientifico, culturale e umano,
a studiosi più giovani, lontani, se così si può dire, dal suo magistero diretto,
«affinché il ricordo e la riflessione»- come scrive Pier Vincenzo Mengaldo - «fossero
il più possibile privati di caratteri o toni celebrativi o semplicemente affettivi
e abitudinari, cioè soggettivi». Inevitabilmente la totalità della figura
di Folena esce frazionata in una serie di tagli diacronici (il medioevo, di Segre,
il Quattro-Cinquecento, di Pozzi, il Settecento, di Vitale), metodologici (Ciociola,
per la filologia, Serianni per la linguistica, Del Negro per la storia), areali
(il Veneto, Stussi), per argomenti privilegiati (Carena sulla traduzione, Petrobelli
e Osthoff su Mozart, Blasucci su Leopardi), che, magari trascurando qualche aspetto
della complessità e molteplicità di interessi di Folena (si pensi a Manzoni),
ne ricostruiscono per tessere un ritratto integrale, che si completa nel ricordo
di amici, poeti (Bandini, Zanzotto), colleghi, allievi indiretti, collaboratori
stretti (Peron) per alcune imprese da Folena inventate e al suo nome tutt'oggi
legate (il prediletto Circolo filologico linguistico padovano, giunto alla MC
seduta, i Convegni di Bressanone, alla XXXIV edizione, il Premio Monselice per
la traduzione, alla XXXVI edizione).
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A
esmorga di Eduardo Blanco Amor, a cura di Attilio Castellucci, Roma, Carocci,
2006 (Serie "Finisterrae" / 3). | |
ISBN 88-430-3977-6, pp 223, 18,50 euro |
Romanzo
considerato come uno spartiacque che divide la letteratura galega in prima e dopo
la sua pubblicazione, A esmorga è un'opera dura, violenta, che rompe gli
stereotipi letterari fino ad allora usuali in Galizia, mostrando una realtà marginale
in tutta la sua brutalità. I personaggi sono ritratti nella loro quotidianità
più schietta e il romanzo prefigura l'avvento della dittatura franchista descrivendo
quella società che ne avrebbe permesso e in qualche modo favorito l'affermarsi.
Soggette ad ogni sorta di angherie da parte sia della società borghese sia della
giustizia - entrambe sorde alle loro esigenze -, le classi umili trovano sfogo
nell'alcol, nelle prostitute e nella violenza, in una corsa cieca verso l'autodistruzione. Blanco
Amor, figura controcorrente all'interno delle letterature galega e spagnola, dandy
che amava contraddirsi, autodidatta formatosi nell'esilio sudamericano, rivela
un rapporto di amore-odio con la letteratura e il giornalismo e volutamente fa
in modo che sia difficile, se non impossibile, redigere una sua biografia. Autodefinitosi
un viveur, amava vivere pienamente la vita più che descriverla nei suoi
romanzi; solo in tarda età conoscerà quella fama che, ingrata in vita, fa di lui
oggi il maggior rappresentante della narrativa in lingua galega. |
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Le
voci del Medioevo. Testi, immagini, tradizioni, a cura di Nicolò Pasero e
Sonia Maura Barillari, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2006 (Scrittura e scrittori). |
| ISBN 88-7694-884-8,
pp.270, 20,00 euro |
Il volume raccoglie gli Atti del VII Convegno
internazionale del Laboratorio Etno-Antropologico di Rocca Grimalda tenutosi i
giorni 21-22 settembre 2002. I contributi raccolti, di taglio interdisciplinare,
tracciano i contorni di un Medioevo inteso e analizzato nella sua qualità di portatore
di una cultura polifonica, di una cultura - soprattutto letteraria - che parla
con molte voci. Anche in ragione di questa riconosciuta complessità della cultura
medievale, e delle opere letterarie che ne sono espressione, gli strumenti di
indagine adottati per studiarle, o semplicemente per descriverle, non possono
se non essere molteplici e vari, adeguati a cogliere nel loro dinamismo la pluralità
di apporti, retaggi, tradizioni in cui esse sono maturate e da cui traggono la
loro fisionomia. |
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| INDICE.
Nicolò Pasero, Fra antropologia ed economia: le voci del Medioevo e il loro
ascolto - Sonia Maura Barillari, Modelli antropologici e testi medievali
- Massimo Bonafin, Il complotto della volpe (e della donnola), ovvero: la retorica
del trickster - Eugenio Burgio, Marco Polo e gli 'idolatri' - Rita
Caprini, I nomi della 'strega' in Europa e cosa ci raccontano del nostro passato
- Gioachino Chiarini, La Storia di Apollonio re di Tiro: una novella di successo.
Temi folclorici, struttura narrativa, fortuna - Adele Cipolla, Il 'fabbro
volante' e la 'fanciulla-cigno' nelle letterature e nell'iconografia medievali
- Carlo Donà, Mogli, fate e lupi mannari - Salvatore d'Onofrio, Il sesso
della volpe. La parentela spirituale nel Roman de Renart - Margherita Lecco,
Doni duméziliani. Wace, Layamon, il Brut e le fate - Mario Mancini,
Il duello tra pari nell'immaginario cavalleresco. Guerra e agone - Marcello
Meli, Naglfar e la nave dei morti nella tradizione norrena - Maria Luisa
Meneghetti, Miti e modelli della lontananza nella lirica medievale - Maurizio
Padovan, La ballerina medievale tra sacro e profano - Jean-Marc Pastré,
Démembrer et remembrer dans les légendes irlandaises et dans le chamanisme
- Cesare Poppi, Melusine e Mammy Wata: variazioni africane su un tema europeo.
| 
"Intavulare".
Tavole di canzonieri romanzi (serie coordinata da Anna Ferrari). I. Canzonieri
provenzali. 7. Paris, Bibliothèque nationale de France, C (f. fr. 856), a
cura di Anna Radaelli, Modena, Mucchi Editore, 2006.
|
| ISBN 88-7000-418-X,
pp. 414, 15 tavole f.t., 40,00 euro |
Il volume offre una descrizione codicologica
e paleografica, della storia esterna e del contenuto del canzoniere trobadorico
C. Nella consuetudine della collana "Intavulare", vengono forniti sette indici:
I. Indice della prima Tavola II. Indice della seconda Tavola III. Indice
degli unica IV. Indice dei componimenti V. Indice sommario dei trovatori VI.
Indice alfabetico dei trovatori VII. Indice incipitario alfabetico Corredano
il volume 15 riproduzioni fotografiche di carte del manoscritto. |
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Giorgio
Raimondo Cardona, Introduzione all'etnolinguistica, Premessa di Vincenzo
Matera, Prefazione di Marco Mancini, Torino, UTET Libreria, 2006.
|
| ISBN 88-6008-048-7,
pp. 320, 22,00 euro |
«La lingua è l’elemento primario della
vita di una comunità», con queste lapidarie parole si apre l’Introduzione all’etnolinguistica
di Giorgio Raimondo Cardona. Ma che cos’è l’etnolinguistica? Cosa studia di
preciso? Lungi dall’essere una branca della linguistica (come per troppo tempo
è stata considerata), il campo di ricerca dell’etnolinguistica è quello delle
influenze reciproche tra lingua, pensiero e cultura. Una lingua infatti non
è semplicemente un catalogo di segni e di significati da usare nelle varie situazioni,
come le bandierine delle navi o i cartelli stradali: una lingua è un sistema compiuto
altamente complesso che dà la possibilità a ogni membro della comunità di parlanti
di giustapporre le proprie conoscenze e i proprio comportamenti a quelli degli
altri. È lo specchio di una società. Nell’ambito di questa visione, l’etnolinguistica
studia proprio come i sistemi e gli insiemi delle produzioni linguistiche di una
comunità si correlino con gli insiemi di rappresentazioni del mondo di quella
stessa comunità, nonché quali siano i reciproci condizionamenti e influssi. La
lingua diventa così una chiave di accesso per uno studio antropologico della storia
dell’ uomo. Introduzione all’etnoliguistica è un classico insuperato:
pubblicato per la prima volta nel 1976, costituisce un viaggio affascinante e
misterioso nelle lingue e nelle culture del mondo. Dagli antichi greci ai cinesi,
dai musulmani ai Dogon dell’Africa subsahariana fino alle etnie talong delle Filippine,
Giorgio Raimondo Cardona ci fa conoscere mondi sconosciuti (o ormai scomparsi):
scopriamo così che chi parla un’altra lingua non si limita a dire in modo diverso
le stesse cose, bensì scandisce in modo più o meno diverso il mondo che lo circonda. |
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| INDICE.
Premessa (V. Matera) – Prefazione (M. Mancini) - 1. Introduzione – 2. Storia e
prospettive dell’etnolinguistica – 3. Lingua e società – 4. Strutture linguistiche
e sistemi culturali – 5. Nomen omen – 6. Gli strumenti della comunicazione – 7.
La competenza comunicativa – 8. Funzioni ed usi del linguaggio – 9. Excursus sulle
tecniche di raccolta e analisi dei dati – Bibliografia - Indice analitico |

Quirós.
Poesie. Edizione critica a cura di Massimiliano Andreoli, Napoli, Liguori
Editore, 2005 (Romanica Neapolitana, 36).
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| ISBN 88-207-3861-9,
334 pp., 26,50 euro |
Quirós è autore di quarantacinque poesie,
tramandate quasi esclusivamente da testi a stampa: le prime due edizioni valenzane
del Cancionero General e dieci pliegos sueltos. Le notizie certe
sulla sua biografia sono poche. Non sembrano esserci dubbi sul fatto che sia vissuto
tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento e che abbia avuto contatti
con alcuni esponenti della cultura valenzana di fine XV secolo, destinatari di
alcune sue liriche. Poeta versatile, Quirós si cimenta nei diversi generi della
lirica cancioneril, come la canción, il villancico, la glosa,
il romance, le preguntas y respuestas, il decir, l'esparsa
e il perqué, rivelando il pieno e consapevole dominio delle strutture metriche
e delle forme strofiche utilizzate per i suoi componimenti. Sotto il profilo tematico,
si conforma ai dettami della lirica amorosa medievale, proponendo i motivi topici
del servizio d'amore, della sofferenza dell'amante non corrisposto, della lontananza,
etc. All'esperienza amorosa dei poeti cancioneriles attinge anche il lessico,
ristretto e astratto nelle liriche a forma fissa (canciones, villancicos
e glosas), vario e legato al mondo materiale nelle liriche a struttura
libera (romances, decires e perqués). Nel volume si offre
il testo critico della opera poetica di Quirós, corredato da informazioni di carattere
metrico-formale, da un apparato di varianti micro e macrotestuali, e da note di
tipo linguistico, sintattico e interpretativo. Nell'introduzione che precede le
poesie, oltre alla descrizione dell'opera e a uno studio critico della tradizione
testuale, si propone un'ipotesi di identificazione del poeta, costruita a partire
da pochi dati biografici certi e da alcuni documenti rinvenuti presso l'Archivo
General de Simancas (Valladolid). Completano il volume un rimario e un glossario. |
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Il
viaggio di Carlo Magno a Gerusalemmene e a Costantinopoli, edizione, traduzione
e commento a cura di Carla Rossi, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2006 (Studi
e Ricerche, 50).
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ISBN 88-7694-899-6, 248 pp., 20,00 euro |
Attestato
in tradizione unica dal ms. BL Royal 16 E. VIII, codice del quale dal 7 giugno
del 1879 si è persa ogni traccia, il poemetto anglo-normanno del Viaggio di
Carlo Magno a Gerusalemme e a Costantinopoli è un’opera atipica tra le canzoni
di gesta del ciclo carolingio. Il componimento, di 870 alessandrini, narra le
baldanzose gesta dell’imperatore Carlo e dei suoi paladini, durante un semiserio
e bizzarro pellegrinaggio nelle terre cristiane del Vicino Oriente. Dal 1836 -
data di pubblicazione della princeps per cura di Francisque Michel - ad
oggi, dell’opera sono state pubblicate una trentina di edizioni, in varie lingue,
nessuna delle quali può dirsi definitiva dal punto di vista della resa e dell’interpretazione
testuale, a volte spinte sino alla manifesta alterazione dell’originale.
La gravità del furto del codice è parzialmente attenuata dal fatto che il maggior
indiziato della macchinazione ai danni del British Museum, il filologo prussiano
Eduard Koschwitz, nell’aprile del 1879, aveva ricevuto da un suo collaboratore
una riproduzione facsimile del poema, approntata a mano dall’originale londinese.
Questa trascrizione diplomatica venne pubblicata da Koschwitz, nel 1883, a fronte
del testo critico della Karlsreise. La presente edizione del poemetto, introdotta
da uno studio della tradizione europea del Viaggio di Carlo e dell’ambiente
storico-letterario in cui la geste venne elaborata si sforza di rendere lo stato
del testo all’epoca della sua trascrizione nel manoscritto oggi perduto, ovverosia
la versione anglo-normanna del XIII secolo e non il presunto originale piccardo,
ricostruito per congettura da Koschwitz e in seguito riprodotto sulla sua scorta. |
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Salvatore
Luongo, «En manera de un gran señor que fablava con un su consejero»: il Conde
Lucanor di Juan Manuel, Napoli, Liguori Editore, 2006 (Romanica Neapolitana,
35).
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ISBN 88-207-3795-7, 309 pp., 33 euro |
Il Conde Lucanor, opera terminata
nel 1335 da don Juan Manuel, governatore di Murcia e nipote del re di Castiglia
Alfonso X el Sabio, si configura come un complesso edificio macrotestuale:
cinque parti, raggrupabili per strategie di discorso in tre sezioni (racconti
esemplari, sentenze, trattatello finale). Materiali narrativi, sapienziali e dottrinali,
formalmente tenuti assieme dal dialogo che il personaggio eponimo intrattiene
con il suo saggio consigliere Patronio, si organizzano intorno a una serie determinata
di fulcri concettuali: corpo e anima, voluntad e entendimiento,
inganno e verità, entenciones e obras, ecc. A partire dai nuclei
costituiti dagli enxienplos della prima parte collocati in posizione enfatica
(la triade iniziale, quella mediana e quella conclusiva), il volume propone un
esame dei principali temi e delle fondamentali problematiche svolti e affrontate
nel Libro: il rapporto consigliere-consigliato; la salvezza dell'anima
in relazione all'estado e agli obblighi che esso impone; i valori e i disvalori
dell'etica nobiliare; l'interpretazione dei segni, verbali e non verbali, emessi
dalla realtà; la posizione dell'uomo, al centro della creazione tra il mondo e
Dio. |
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«Iddio
ci dia buon viaggio e guadagno». Firenze, Biblioteca Riccardiana, ms. 1910 (Codice
Vaglienti), edizione critica a cura di Luciano Formisano, Firenze, Edizioni
Polistampa, 2006 (Biblioteca Riccardiana, 10).
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| ISBN 88-596-0050-2,
388 pp., 25,00 euro |
Il codice Riccardiano 1910, compilazione
di viaggi approntata dal mercante fiorentino-pisano Piero Vaglienti tra la fine
del Quattrocento e il 1514, è ben noto agli specialisti per contenere alcuni testi
di primaria importanza per la storia delle grandi scoperte, soprattutto portoghesi,
e per lo studio della loro ricezione nell'ambiente mercantile toscano, di cui
fornisce una testimonianza 'in presa diretta' attraverso le lettere-relazioni
di alcuni dei principali protagonisti e finanziatori. Tra queste, la quasi totalità
delle lettere in volgare attribuite ad Amerigo Vespucci e almeno un paio di unica,
per i quali la traduzione italiana raccolta dal Vaglienti sostituisce a tutti
gli effetti l'originale portoghese andato perduto; il tutto significativamente
preceduto da una sezione di 'storia antica' che comprende una versione del Milione
combinata con frammenti dalla redazione toscana dei Viaggi di Mandeville.
Vi si aggiunge un'importantissima versione toscana del Corano (con
ogni probabilità, la più antica traduzione del Corano in una lingua europea
moderna) e del Libro, o Trattato, dell'Unione di Ibn Tumart,
fondatore della setta degli Almoadi, versioni fin qui ignote agli specialisti
e che il curatore ha potuto identificare e pubblicare solo di recente. Del
codice, un in-folio di 184 carte, viene qui fornita un'edizione interpretativa
integrale, promossa dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Quinto Centenario
del Viaggio di Amerigo Vespucci (1501-1502). |
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Poeti
e poesia a Genova (e dintorni) nell'età medievale. Atti del Convegno per Genova
Capitale della Cultura Europea 2004, a cura di Margherita Lecco, Alessandria,
Edizioni dell'Orso, 2006 (Scrittura e Scrittori, 20).
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| ISBN 88-7694-902-X,
227 pp., 16,00 euro |
Il volume raccoglie le comunicazioni pronunziate
durante il convegno «Poeti e poesia a Genova (e dintorni) nell' età medievale»,
tenutosi nell'ambito delle Manifestazioni per «Genova Capitale della Cultura Europea
2004», anno durante il quale la città italiana è stata chiamata a rappresentare
istanze, memorie e prospettive del contesto europeo insieme con la città francese
di Lille. Inserito tra molti altri avvenimenti succedutisi nell'intero anno,
il Convegno, svoltosi nei giorni 25-26 novembre 2004 presso l'Aula Magna della
Facoltà di Lettere dell'Università genovese, ha affrontato il tema dei rapporti
letterari intercorsi, tra XII e XIV secolo, tra Genova ed altri "territori" letterari
medievali, italiani (specie in direzione piemontese e toscana), e stranieri (francesi
e provenzali), alla luce di metodologie di analisi e di acquisizioni specifiche
di recente elaborazione, intervenendo su argomenti rimasti quasi intoccati dopo
gli studi ottocenteschi e primo-novecenteschi. I risultati ottenuti sono dunque
tanto più interessanti in quanto, se non altro, sottratti ad ogni particolarismo,
messi a confronto e in contatto con assetti cultural-letterari a vasto raggio. |
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Contributi
di: Maria Grazia Capusso, Fabrizio Cigni, Massimiliano De Conca, Peter Dinzelbacher,
Margherita Lecco, Walter Meliga, Giuseppe Noto, Gilda Russo e Fiorenzo Toso. |

Materiali
arturiani nelle letterature di Provenza, Spagna, Italia, a cura di Margherita
Lecco, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2006 (Studi e Ricerche, 49).
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| ISBN 88-7694-893-7,
183 pp., 17,00 euro |
Nel passaggio dal mondo bretone alle letterature
medievali, romanze e non solo, la figura di re Artù ha subito numerosi cambiamenti
ed interpretazioni. Ne sono stati ora modificati, ora invece conservati, alcuni
tratti arcaici e pressoché "selvaggi", pertinenti al modello originario (riprodotti
ancora, ad esempio, dai Mabinogion). Le letterature in senso lato definibili come
"mediterranee" (Provenza, Spagna, Italia) hanno, per varie contingenze storiche
(culturali, persino commerciali), mantenuto alcuni di questi elementi dimenticati
o attenuati. Essi sono stati però rivisti attraverso scritture di estrema raffinatezza,
che richiedono interventi interpretativi ed ecdotici di notevole impegno. Anche
se l'approccio alla materia arturiana non è del tutto originale (esistono numerosi
studi sull'''Artù mediterraneo"), alcuni campi di indagine si mostrano ancora
meritevoli di un approfondimento: per opere narrative come Jaufre, Cavallero
Zifar, Paradis de la reine Sybille, e per altri romanzi ancora del
XIII e XIV secolo. |
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Contributi
di: Anne Berthelot, Gérard Gouiran, Lucia Lazzerini, Margherita Lecco, Charmaine
Lee, Veronica Orazi, Karine Uelteschi, Barbara Wahlen. |

Salvatore
D'Onofrio, L'esprit de la parenté. Europe et horizon chrétien, Paris, Éditions
de la Maison des sciences de l’homme, 2004.
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ISBN 2-7351-1001-X, 296 pp., 32,00 euro |
"Qu’ont
en commun la Chanson de Roland, le Roman de Renart, le rôle revendiqué par le
comte Spencer auprès de ses neveux lors des obsèques de sa soeur, la princesse
Diana, ou la place de saint Joseph dans les tables des saints siciliennes ? Cette
apparente devinette pour initiés, qui ressemble à un inventaire à la Prévert,
a pour solution une intéressante situation anthropologique… révélée par Salvatore
D’Onofrio sous l’intitulé : inceste du troisième type, ajoutant ainsi une extension
nouvelle à la définition de l’inceste… C’est, pour le situer dans sa forme centrale,
le rapport sexuel possible entre un « compère » et une « commère », c’est-à-dire
entre le parrain d’un enfant et la mère de celui-ci… Ce type de relation
spirituelle, équivalente à la relation frère-soeur dans ses effets, s’inscrit
dans un nouvel atome de parenté où le parrain prend la place structurellement
occupée par l’oncle maternel. (Préface de Françoise Héritier, extraits) |
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INDICE.
Avertissement - Remerciements - Préface, Françoise Héritier - Introduction - 1.
Autour de la Règle - 2. L’atome de la parenté spirituelle - 3. Identité et parentés
en Sicile - 4. La vierge et le marié lié - 5. Manger pour la vie - 6. La table
des saints - 7. La parenté spirituelle dans le Roman de Renart - 8. D’Orlando
à Roland - Notes - Bibliographie - Liste des illustrations - Index Per
ulteriori informazioni e acquisto. | 
Francesco
Carapezza, Ecdotica galloromanza negli Stati Uniti d'America, Roma, Bardi
Editore, 2005 (Atti della Accademia Nazionale dei Lincei, anno CDII, Classe di
scienze morali, storiche e filologiche, Memorie, serie IX, vol. XIX, fasc. 4,
pp. 585-774).
| |
ISBN 88-218-0942-0, 25,00 euro |
La storia della critica testuale (o ecdotica)
ha destato ultimamente l'interesse degli studiosi, che hanno cercato di definirne
l'evoluzione nel corso degli ultimi due secoli adottando prospettive storiografiche
e metodi d'indagine diversi. In questo studio si analizza un'ampia selezione di
edizioni critiche galloromanze prodotte negli Stati Uniti d'America nell'arco
di centoventi anni, dal 1883 al 2003, cercando di mettere in rilievo il funzionamento
di una tradizione filologica nazionale, dove le posizioni teoriche e gli àmbiti
di ricerca dei singoli editori dipendono spesso dall'esistenza di scuole, se non
dal rapporto diretto fra discepoli e maestri. Per quanto nessuna tradizione scientifica
sia isolabile geograficamente, la filologia testuale americana presenta alcune
peculiarità interessanti. La sua fondazione, ad esempio, è riconducibile all'attività
di un singolo studioso, A. M. Elliott (1844-1910), che impiantò gli studi romanzi
alla Johns Hopkins di Baltimora dopo aver studiato in varie università d'Europa.
Dopo una fase di decadenza durante il periodo interbellico, la filologia romanza
subì un'impennata grazie anche alla diaspora di eminenti romanisti europei (E.
Auerbach, L. Spitzer, Y. Malkiel) che stabilendosi in America vennero a contatto
coi più produttivi allievi di Elliott: E. C. Armstrong (Princeton), T. A. Jenkins
e W. A. Nitze (Chicago), W. Roach (Pennsylvania). Questi ultimi, attivi in centri
accademici prestigiosi o di recente fondazione, avviarono imponenti progetti editoriali
che misero a disposizione della comunità scientifica alcune opere centrali della
letteratura medievale europea (Perlesvaus, Roman d'Alexandre, Continuazioni
del Perceval di Chrétien de Troyes, Ciclo epico dei Lorenesi) e ne studiarono
la complicata tradizione manoscritta. Anche sotto il rispetto metodologico, alcuni
editori americani (soprattutto W. Roach e E. B. Ham) sviluppano con originalità
la dialettica fra metodo ricostruttivo e approccio conservativo di stampo bédieriano,
il quale prevarrà nelle scuole americane durante la seconda metà del Novecento.
Le più rilevanti edizioni antico-francesi e occitane degli ultimi trent'anni,
e i recenti dibattiti teorici sulla critica testuale, costituiscono l'oggetto
dell'ultimo capitolo, dove si tenta, in conclusione, un riepilogo metodologico
e letterario dell'intero corpus di edizioni menzionate (più di cento, curate
da una settantina di studiosi). |
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INDICE.
Introduzione - I. Nascita di una tradizione filologica (1883-1917) - 1. La fondazione:
Elliott alla Johns Hopkins - 2. Todd e Matzke editori - 3. Le prime edizioni di
Jenkins e di Armstrong - 4. La scuola di Harvard - 5. Stemma editorum -
II. Crisi e rinnovamento dei metodi (1917-1970) - 1. Scuole filologiche e imprese
editoriali - 2. Chicago: il Perlesvaus di Nitze e Jenkins - 3. Princeton:
l'équipe di Armstrong e il Roman d'Alexandre - 4. Pennsylvania:
Roach e le Continuazioni del Perceval - 5. Columbia: Pauline Taylor e il
Ciclo dei Lorenesi - 6. L'eclettismo pragmatico di Edward B. Ham - 7. Altri editori
di testi antico-francesi - 8. La frangia occitana: da Shepard a Paden - III. Ultime
tendenze ecdotiche (1970-2003) - 1. Gli editori di Berkeley - 2. La scuola di
Princeton - 3. La scuola di Philadelphia - 4. Gli allievi di Holmes - 5. Studi
e dibattiti sulla critica testuale - 6. Riepilogo metodologico e letterario -
Bibliografia - Indice dei manoscritti - Indice degli studiosi. Per
ulteriori informazioni e acquisto online: www.bardieditore.com |

Rime
due e trecentesche tratte dall'Archivio di Stato di Bologna, edizione critica
a cura di Sandro Orlando, con la consulenza archivistica di Giorgio Marcon, Bologna
, Commissione per i testi di lingua, 2005 (Collezione di opere inedite o rare
pubblicate dalla Commissione per i testi di lingua, vol. 161).
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| senza ISBN,
330 pp., senza indicazione di prezzo | |
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Rainaldo.
La volpe in Alpe Adria e dintorni: letteratura, arte, tradizioni, ambiente (con
riproduzione dal ms Udine, Biblioteca Arcivescovile, 26), a cura di
Roberto Benedetti, Tricesimo (Udine), Roberto Vattori editore, 2005.
|
| senza ISBN,
183 pp., senza indicazione di prezzo |
Il libro indaga l'immagine della volpe,
tipico simbolo dell'astuzia, nelle tradizioni di una macroregione geografica che
abbraccia zone di pianura e aree montane, dove le peripezie della volpe sono state
lo specchio di umane esperienze, punto di incontro tra tradizione scritta e tradizione
orale, fra realtà e fantasia. Lo spunto dell'opera è dato dalla conservazione
a Udine, presso la Biblioteca Arcivescovile, del Rainaldo e Lesengrino,
un'importante testimonianza manoscritta della diffusione anche in area veneta
delle storie con la volpe protagonista elaborate in Francia tra il XII e il XIII
secolo. Viene proposta la riproduzione fotografica delle carte relative del codice,
con vignette di stile popolare. |
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Leo
Spitzer, L'armonia del mondo. Storia semantica di un'idea, Bologna, il
Mulino, 2006 (Collezione di testi e di studi).
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| ISBN 88-15-10995-1,
312 pp., 28,00 euro |
Leo Spitzer (1887-1960) ricostruisce
in questo libro la base su cui si è formato in Occidente il concetto di armonia
universale racchiuso nella parola tedesca Stimmung. Partendo dall'idea
di un universo ordinato, musicalmente ordinato, Spitzer ne indaga gli sviluppi
in epoche e in letterature diverse. La storia dell'armonia universale è - nella
visione spitzeriana - storia della continuità della civiltà classica nel Medioevo
cristiano e nella moderna civiltà laica: quella particolare solidarietà culturale,
quella unità dello spirito europeo che verranno poi infrante dall'avvento dell'Illuminismo.
L'armonia del mondo è tuttavia molto di più di uno studio di semantica
storica: si tratta, come ebbe a dire René Wellek, di "un monumento alla memoria
dell'uomo e del suo ideale di dottrina, una stupenda presentazione dell'armonia
del mondo intesa come un credo". A distanza di quasi quarant'anni dalla prima
edizione italiana, il Mulino ripropone oggi il valore e l'intatta forza di suggestione
di un'opera divenuta ormai classica. Ci guida nella lettura la bella introduzione
di Corrado Bologna. |
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Massimo
Bonafin, Le malizie della volpe. Parola letteraria e motivi etnici nel Roman
de Renart, Roma, Carocci, 2006 (Biblioteca medievale, 22).
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| ISBN 88-430-3719-6,
26,50 euro |
Renart è la volpe attorno alle cui imprese
si sono affannati i numerosi e anonimi scrittori che, dal 1170 al 1250, hanno
dato forma al genere della letteratura zooepica e l’hanno consegnato alla memoria
della letteratura francese ed europea. Renart è il cavaliere che si fa beffe delle
norme del diritto feudale e della cortesia per soddisfare i suoi desideri individuali:
epifania di un archetipo, quello dell’eroe imbroglione, del trickster,
ben noto alla letteratura europea, da Petronio al romanzo picaresco, da Eulenspiegel
a Felix Krull. Il Roman de Renart è un cantiere fondamentale per chi
voglia studiare e conoscere la letteratura medievale nella pluralità dei suoi
aspetti: dalla storia della produzione e trasmissione dei testi alla loro interpretazione
critica ed estetica; dal contesto storico, sociale e intellettuale a un patrimonio
leggendario e mitico che sembra risalire a un’età remota. Il lettore troverà qui
– per la prima volta in lingua italiana – sia un avviamento alla conoscenza delle
parti più significative dell’opera, sia una discussione di alcuni nodi cruciali
della sua interpretazione. |
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Dantis
Alagherii Comedia. Appendice bibliografica (1988-2000), per cura di Federico
Sanguineti, Firenze, SISMEL-Edizioni del Galluzzo, 2005 (Archivio Romanzo,
6).
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ISBN : 88-8450-144-X, XXVI-461 pp., 70,00 euro + CD-ROM |
L'edizione critica uscita nel 2001 ha di fatto riaperto il dibattito sul testo
della Commedia, dopo il periodo di stasi seguito all'Edizione Nazionale
degli anni Sessanta. Dallo stemma alla valutazione dei testimoni, dalle singole
lezioni alla veste linguistica, le soluzioni proposte da Sanguineti sono state
ora accolte, ora rifiutate, ora discusse. In questa Appendice il curatore
offre ulteriori materiali alla filologia dantesca: l'Introduzione riprende
le principali obiezioni sollevate, e apporta una modifica allo stemma, con lievi
conseguenze sul testo; per lasciare poi spazio ad una rassegna puntuale, verso
per verso, della bibliografia dell'ultimo decennio, che comprende la segnalazione
e la discussione dei luoghi più controversi. Il volume è corredato da un CD-ROM
con le concordanze. |
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L’esperienza
poetica del tempo e il tempo della storia. Studi sull'opera di Francesco Petrarca,
a cura di Carla Chiummo e Anatole Pierre Fuksas, Dipartimento di Linguistica e
Letterature Comparate dell'Università di Cassino, Cassino, 2005.
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| ISBN 88-8489-007-I,
554 pp., senza indicazione di prezzo |
Il volume, pubblicato sotto il patrocinio
del Comitato Nazionale per il VII Centenario della nascita di Francesco Petrarca
e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con il contributo del Dipartimento
di Linguistica e Letterature Comparate dell'Università di Cassino, raccoglie le
riflessioni critiche di prestigiosi studiosi italiani e stranieri sul tema dell'esperienza
poetica del tempo e il tempo della storia nell'opera di Petrarca. La prima
sezione del volume, Il tempo del Canzoniere, mette a fuoco da differenti
punti di vista il tema del tempo nei Rerum vulgarium fragmenta, tanto per
ciò che attiene all’organizzazione generale dell’opera e ai suoi presupposti,
quanto per le sue varie declinazioni testuali. La seconda parte, Il tempo dell’intellettuale,
riflette su ascendenze e matrici culturali della concezione petrarchesca del tempo.
Infine, la terza, Il tempo della tradizione, include studi e ricerche dedicati
alla storia e alla fortuna dell’opera petrarchesca, e dunque alla sua vitalità
attraverso il tempo lungo della storia letteraria e della Kulturgeschichte.
I vari studi sono distribuiti lungo una delle possibili idee di percorso,
ma determinano contemporaneamente un sistema reticolare di riscontri incrociati,
che concorrono all’individuazione di un dato essenziale di sintesi: cioè l’interdipendenza
tra il tempo dell’esperienza e il tempo della testualità, in tutte le possibili
accezioni. Il primo sostanzia il secondo, il secondo struttura il primo, in un
processo di continuo scambio, che nemmeno sulla pagina autografa doveva — né poteva
— trovare una sua definizione conclusiva. |
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Scritti
di Giuseppe E. Sansone, vol. I: Francia e Provenza (a cura di Giulio
Cura Curà, prefazione di Cesare Segre); vol. II: Barberiniana e altra italianistica
(a cura di Matteo Milani, prefazione di Anna Cornagliotti); vol. III: Spagna
e dintorni (a cura e prefazione di Carmelo Zilli), Alessandria, Edizioni dell'Orso,
2005.
| | vol.
I: ISBN 88-7694-876-7, VII+207 pp., 25,00 euro vol. II: ISBN 88-7697-877-5,
VIII+201, pp., 25,00 euro vol. III: ISBN 88-7694-878-3, VII+179 pp., 25,00
euro | | Giuseppe
E. Sansone, filologo romanzo, critico letterario, poeta, maestro e collega ineguagliabile,
scomparso nel luglio del 2003, progettava di raccogliere alcuni contributi variamente
apparsi nell'arco di quasi cinquant'anni di lavoro, da lui trascelti nella messe
di una produzione davvero eccezionale. Il "trittico neolatino", grazie all'amore
della Signora Mercedes Sansone, desiderosa di esaudire l'intenzione del marito,
all'impegno suo e di alcuni giovani e non più giovani colleghi, trova ora compimento.
In questa occasione, piuttosto che ripercorrere la sua carriera di studioso di
massimo livello, preferiamo ricordare la sua figura riprendendo le parole semplici
e insieme illuminanti di Martín de Riquer, suo stimatissimo amico, apparse nel
secondo fascicolo dell'VIII volume della rivista "La Parola del Testo", fondata
da Giuseppe E. Sansone e dedicata, nell'annata 2004, alla sua memoria: «La
Filología Románica mantiene un agradecido recuerdo a Giuseppe Sansone por haber
abarcado en su investigación las principales manifestaciones literarias de nuestra
especialidad. En efecto, demostró un gran dominio de la literatura italiana, francesa,
provenzal, gallego-portuguesa, catalana y castellana, [no limitando] la investigación
a una sola literatura neolatina, sino de irlas recorriendo todas, paso a paso,
para poder así penetrar mejor en la gran variedad y en lo rasgos comunes del mundo
cultural románico. Fue, pues, un romanista completo y dedicó gran labor y empeño
a sus numerosos trabajos en lo que demostró siempre una perspicacia agudísima.
Su rica personalidad le llevó además a no limitar tampoco su actividad al mero
ámbito de la investigación y de la erudición: su magnífica poesía es el testimonio
de cómo se conjugan a la perfección el talento poético y la sabiduría del buen
conocedor de esta arte». Giuseppe E. Sansone, in una lettera del 2001, scrisse
che il suo progetto intendeva essere «un consuntivo che include anche una precisa
presa di posizione in ordine alla disciplina che, in vario modo, va orientandosi
verso criteri e sostanze lamentevoli: insomma, presentare un complesso di studi
che hanno, oltre al significato specifico di ogni saggio, un valore di richiamo
"pedagogico" a ciò che è la disciplina». Che la sua esortazione raggiunga le coscienze
dei filologi. I prefatori sono Cesare Segre, Accademico dei Lincei, professore
emerito di Filologia Romanza dell'Università di Pavia; Anna Cornagliotti, ordinaria
di Filologia Romanza dell'Università di Torino; Carmelo Zilli, ordinario di Filologia
Romanza dell'Università di Bari. |
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Ulteriori
informazioni e ordini: Edizioni dell'Orso, www.ediorso.it,
tel +39.0131.252349, fax +39.0131.257567 | 
Segnalazioni
librarie del 2005 Segnalazioni
librarie del 2004 Segnalazioni
librarie del 2003 Segnalazioni
librarie del 2001 e 2002 |