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Società Italiana di Filologia Romanza

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Novità librarie di interesse filologico

Quanti desiderano che vengano qui segnalate di rilevanza scientifica possono inviare un messaggio di posta elettronica alla redazione del sito all'indirizzo sifr@sifr.it.

 

Segnalazioni del 2010

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elemento graficoBalestrero Monica, L’immaginario del sogno nel Decameron, Roma, Aracne Editrice, 2009.

ISBN 88-548-2726-4, 100 pp., 9,00 euro

Boccaccio dedica al tema dei sogni varie novelle del Decameron. Questo studio si presenta come una meditazione critica su questi testi, volta ad approfondire il tema della visione onirica nel pensiero di Boccaccio e nella cultura medievale, di cui l'opera del Certaldese rappresenta un minuzioso affresco.

 

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elemento graficoErmenrico di Ellwangen. Epistola a Grimaldo, Edizione critica, traduzione e commento di Francesco Mosetti Casaretto, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2009 (Ricerche Intermedievali, 6).

ISBN 88-6274-181-1, pp. IX-508, 45,00 euro

L'Epistola ad Grimaldum di Ermenrico di Ellwangen è una lettera-fiume, a carattere enciclopedico, composta nel monastero di San Gallo attorno all'850 e diretta all'abate del cenobio stesso, già arcicappellano di Ludovico il Germanico e personaggio politico tra i più importanti dell'epoca. Si tratta di uno dei testi più enigmatici di tutta la letteratura mediolatina; ma si tratta anche di un testo fortemente tipologico e questo la rende necessaria per chi indaghi criticamente la cultura medievale. La lettera affronta, in caleidoscopica successione: l'esegesi del duplice comandamento dell'amore di Dio e del prossimo, la dottrina dell'anima, la filosofia, la dialettica, le arti liberali, le virtù, la retorica, questioni fonetiche e morfologico-grammaticali, la mitologia classica, la storia sacra; e, poi, ancora teologia trinitaria, inni, versi, un abbozzo di agiografia metrica della vita di san Gallo affidata alle cure di Ermenrico di Ellwangen (ma da lui mai terminata) e, in appendice, una densa riflessione sul tema della conoscibilità dell'essenza di Dio mediante l'applicazione delle dieci categorie aristoteliche. L'edizione critica è basata sull'apporto testimoniale del solo ms Sankt Gallen, Stiftsbibliothek, 265 (IX sec.) e differisce dalle precedenti edizioni integrali del Duemmler (1899) e della Goullet (2008) in 55 loci. L'Editore ristruttura completalmente l'opera, alla quale è premessa un'ampia introduzione a carattere ermeneutico (pp. 1-172). A fronte del testo latino è posta la traduzione italiana; seguono estese note di commento (pp. 371-445) e indici.

Informazioni per acquisto pdf

 

 

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elemento graficoValeria Bertolucci Pizzorusso, Studi trobadorici, Pisa, Pacini editore, 2009 (Biblioteca degli Studi Mediolatini e Volgari, XVIII).

ISBN 978-88-6315-073-5, 29,00 euro

Il volume raccoglie, rivisti e aggiornati, importanti saggi di Valeria Bertolucci Pizzorusso di argomento trobadorico apparsi originariamente in riviste e atti di convegni internazionali:

I.
Posizione e significato del canzoniere di Raimbaut de Vaqueiras nella storia della poesia provenzale
II.
Il grado zero della retorica nella vida di Jaufre Rudel
III.
Transizioni dalla terza alla prima persona nelle biografie trobadoriche
IV.
Generi in contatto: le maschere epiche del trovatore
V.
Nouvelle géographie de la lyrique occitane entre XIIe et XIIIe siècle. L'Italie nord-occidentale
VI.
La firma del poeta. Un sondaggio sull'autonominatio nella lirica dei trovatori
VII.
Per una rilettura della Supplica sui giullari di Guiraut Riquier
VIII.
«Galanteries» riquiériennes et mélange de genres
IX.
La mort de la dame dans les genres lyriques autres que la plahn
X.
Stretegie testuali per una morte lirica: Belh Deport
XI.
Guiraut Riquier e il «genere» della pastorella
XII.
Osservazioni e proposte per la ricerca sui canzonieri individuali
XIII.
Rime, non Canzoniere, ovvero l'autorialità del progetto

 

 

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elemento graficoSintassi storica e sincronica dell’italiano. Subordinazione, coordinazione, giustapposizione, Atti del X Congresso della Società Internazionale di Linguistica e Filologia Italiana (Basilea, 30 giugno-3 luglio 2008), a cura di Angela Ferrari, Firenze, Cesati, 2009.

ISBN 978-88-76676-382-5, III volumi, 1697 pp., 90,00 euro

I tre volumi intitolati Sintassi storica e sincronica dell’italiano. Subordinazione, coordinazione, giustapposizione riuniscono le versioni scritte delle relazioni che sono state proposte al X Congresso della Società Internazionale di Linguistica e Filologia Italiana (SILFI), tenutosi all'Università di Basilea dal 30 giugno al 3 luglio 2008.
Il tema del Congresso, la sintassi, è stato al centro della ricerca linguistica per tutta la seconda metà del Novecento, soprattutto per influsso delle teorie generatiste e del vasto programma di ricerca da esse scaturito, ma con un fervore studi più generale, che non ha risparmiato la linguistica diacronica e la storia della lingua.
Ponendosi al centro dell' architettura della comunicazione linguistica, i fenomeni superiori della sintassi su cui si è scelto di focalizzare l'attenzione - subordinazione, coordinazione, giustapposizione - si trovano inoltre a dialogare con tutti gli altri suoi sistemi costruttivi, inerenti sia alla langue che alla parole, e si prestano così particolarmente bene all'approccio pluridisciplinare caratteristico dei congressi della Società Internazionale di Linguistica e Filologia Italiana, che mirano a favorire l'incontro di studiosi che si occupano di lingua italiana da diverse prospettive, e di temi di ampio respiro teorico e descrittivo.
Il libro si apre con una sezione in cui trovano posto i testi delle lezioni magistrali di Gaetano Berruto, Giorgio Graffi, Giulio e Laura Lepschy e Raffaele Simone. Seguono 92 articoli suddivisi in due macrosezioni dedicate alla sintassi storica e a quella sincronica.

 

 

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elemento graficoGaia Gubbini, Tactus, osculum, factum. Il senso del tatto e il desiderio nella lirica trobadorica, Roma, Nuova Cultura, 2009 (Esercizi di lettura, 10 ).

ISBN 978-88-6134-254-5, 378 pp., 20,00 euro

La dimensione 'corporea' e sensoriale è un elemento centrale della fin’amor trobadorica. Questo volume esamina  i rapporti fra desiderio e senso del tatto e la loro evoluzione lungo la diacronia del trobar. Il lavoro intreccia analisi lessicale e tematica, rilievi intratestuali e intertestuali, contesto storico-sociale e querelle liriche. I termini del discorso sono delineati a partire dall'immagine tardo-antica e medievale del corpo e dei sensi, e in primo luogo dalla Patristica, dove il tatto è soprattutto il senso del corpo e della lussuria, un 'punto di vista' che sarà recepito e parzialmente ribaltato nella metaforica del desiderio sviluppata da alcune voci della lirica trobadorica. Attraverso un esame sistematico del campo semantico del tatto e della sua metaforica, quest’indagine mostra che nella lirica trobadorica il desiderio tattile sembra articolarsi in particolare nella forma della graduale progressione verso l’oggetto d’amore, con alcune affinità con il motivo mediolatino dei gradus amoris. I risultati, individuati attraverso dettagliati rilievi intertestuali, mettono in luce i possibili dibattiti intorno al ruolo del tatto e della corporeità nella fin’amor, e le costellazioni di autori che esprimono diverse prospettive sul “discorso amoroso”.

 

 

INDICE. Premessa di R. Antonelli. Il senso del tatto nel Medioevo. Capitolo 1 – Il senso del tatto: la Patristica, la retorica e la letteratura medievale; 1.1. Una sintesi; 1.2. Caro enim concupiscit adversus spiritum: il corpo, la carne, i sensi nel Medioevo. Capitolo 2 – Il tatto e i gradi del desiderio nella lirica trobadorica e nella retorica; 2.1. Coordinate amorose: senso del tatto e desiderio nel trobar; 2.2. Il desiderio ‘per gradi’ fra amore-Caritas e amor carnalis; 2.3. Il motivo dei gradus amoris nella retorica e nella tradizione mediolatina; 2.3.1. La tradizione classica e mediolatina; 2.3.2. Amor clericalis; 2.3.3. Alcune ‘spie’ del tema in ambito romanzo 3. Coordinate interpretative. Il desiderio tattile: un percorso nella lirica trobadorica. Capitolo 3 – Tatto e possesso carnale; 3.1. Premesse: la verbalizzazione lirica del desiderio tattile; 3.2. Dal materialismo aristocratico all’oltranza stilistica; 3.2.1. Guglielmo IX; 3.2.2. Raimbaut d’Aurenga; 3.2.3. Arnaut Daniel. Capitolo 4. – Realismo corporeo e sensualità tattile nella linea ‘moralistico-normativa’; Capitolo 5 –  Osculum e tactus tra rêverie e memoria; Capitolo 6 – La negazione del factum, la ‘decorporeizzazione’ della fin’amor. Il lessico del tatto. Capitolo 7 – Corpus tattile: il lessico nella sua metaforica; 7.1. Il contatto, l’abbraccio del corpo del desiderio; 7.2. Il corpo ‘tattile’ e la ‘tattilità immaginata’: diversioni trobadoriche dal motivo mediolatino della descriptio puellae; 7.3. Il bacio; 7.4. Vulnus:  l’ossimoro del ‘bacio-ferita’; 7.5. Sensazioni ‘epidermico-tattili’ e desiderio; 7.6. Il possesso carnale, il ‘non dicibile’; Capitolo 8 – Conclusioni. Bibliografia. Indice dei nomi.

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elemento graficoMartín de Riquer, Leggere i trovatori, Edizione italiana a cura di Massimo Bonafin, Macerata, EUM, 2010.

ISBN 978-88-6056-216-9, 244 pp., 16,00 euro

Questo volume intende offrire al lettore interessato e allo studente universitario un testo in cui possa comodamente trovare un profilo della letteratura trobadorica, che è alle origini della lirica moderna e dell’immaginario amoroso che arriva fino ai nostri tempi.
La pratica universitaria dimostra ogni giorno che sono molti gli interessati ad avvicinarsi direttamente ai trovatori possedendo una guida che appiani loro la parte più superficiale del percorso (senso, situazione, intenzioni preliminari dei poeti, valore oggettivo delle poesie), per poi addentrarsi con cognizione di causa nell’appassionante e attraente bibliografia più nuova.
L’autore di questa guida alla lettura dei trovatori, Martín de Riquer, è uno dei più illustri filologi romanzi europei, che, per la sua longevità (è nato nel 1914), ha potuto attraversare tutto il XX secolo, nella varietà delle sue correnti critiche, e dedicare studi e insegnamento a molteplici aspetti della cultura medievale (epica, lirica, romanzo, storiografia, araldica), e la poesia dei trovatori è uno dei cardini attorno a cui ha ruotato la sua decennale attività scientifica.
Il lavoro di Martín de Riquer che qui viene presentato, a differenza di altre pubblicazioni consimili, possiede il dono della chiarezza didascalica, che non presuppone un lettore già esperto della materia, e il pregio della sistematicità, che non tralascia nessun aspetto importante del suo oggetto. Frutto dell’insegnamento universitario professato dall’autore, si caratterizza come un avviamento alla lettura diretta dei testi, che resiste al tempo intercorso dalla sua prima redazione negli anni '70 del XX secolo.
Questa edizione italiana si avvale inoltre di una nuova introduzione e un essenziale aggiornamento bibliografico ed è corredata da una discografia dei trovatori.

 

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elemento graficoScrittori stranieri in lingua italiana dal Cinquecento a oggi. Convegno internazionale di studi (Padova, 20-21 marzo 2009), a cura di Furio Brugnolo, Padova, Unipress, 2009.

ISBN 978-88-8098-266-1, II+436 pp., 48,00 euro

Il volume raccoglie gli atti del convegno internazionale di studi "Scrittori stranieri in lingua italiana dal Rinascimento al Novecento" tenutosi a Padova dal 20 al 21 marzo 2009. Per il passato - ed è un passato glorioso che va dal Medioevo alla metà circa del Novecento - si può individuare tutta una letteratura italiana 'fuori d'Italia' che non si integra realmente mai, pur dialogando con essa, con quella italiana propriamente detta - quasi ne fosse un corpo separato, anche se ovviamente tributario -, in quanto emanazione di scrittori, artisti e letterati che appartengono fondamentalmente ad altre lingue e ad altre letterature, e che adottano l'italiano solo in occasioni particolari o in circostanze private, ma sempre con viva coscienza linguistica e stilistica, senso dell'alterità e gusto della sperimentazione. Ciò che ne determina anche il fascino particolare. Si pensi non solo a nomi di prima grandezza, che sono ovviamente i più interessanti (da Louise Labé a Montaigne, da Milton a Quevedo, da Joyce a Pound a Murilo Mendes), ma anche e soprattutto allo stuolo dei 'minori' e 'minimi' che nel corso dei secoli si sono fatti, anche solo temporaneamente e per esercizio o per moda letteraria, 'italiani' e per i quali l'italiano ha costituito una lingua di cultura e di comunicazione sovranazionale: poco significativi forse sul piano artistico ma testimoni quanto mai significativi di un tessuto connettivo che collega esperienze a prima vista diverse ed eterogenee e le unifica in una vera e propria costante culturale, si vorrebbe quasi dire una tradizione: quella dell'''eteroglossia europea" e, al suo interno, dell"'italiano in Europa" (per usare due felici formulazioni di Gianfranco Folena). Non sarà dunque un caso che soprattutto a questi benemeriti esponenti della letteratura italiana 'fuori d'Italia' sia dedicata buona parte del volume: dai francesi Odet de la Noue e François Perrot ai greci Kalvos e Martzokis, dal croato Dinko Ranijna all'inglese Thomas J. Mathias, dal tedesco Jagemann al romeno Asachi, e così via.
Indagare gli scritti italiani di questi autori, e degli altri su cui il volume si sofferma (tra cui i ben altrimenti noti Shelley, Solomòs e Christina Rossetti, oltre a Joyce e Pound), significa riportare alla luce tutta una tradizione sommersa di straordinaria importanza linguistica e culturale e contribuire, da una prospettiva particolare, alla conoscenza delle relazioni linguistiche e letterarie tra Italia ed Europa nel corso della storia. È chiaro inoltre che le esperienze alloglotte di tali scrittori possono in molti casi contribuire, se adeguatamente integrate, a gettare nuova luce sulla loro stessa produzione nelle rispettive lingue madri. Si tratta in definitiva - ed è questo l'obiettivo che il convegno principalmente si è posto - di trasformare quelle che finora potevano apparire solo come delle isolate curiosità erudite in un documento organico e rilevante della storia culturale e linguistica europea. (Dalla Premessa di Furio Brugnolo)

 

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elemento graficoZeno Verlato, Le Vite di Santi del codice Magliabechiano XXXVIII.110 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Un leggendario volgare trecentesco italiano settentrionale. Preceduto dall’edizione, con nota critica, stilistica e linguistica, del codice Ashburnhamiano 395 della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze (XIV sec.), Tübingen, Max Niemeyer Verlag, 2009 (Beihefte zur Zeitschrift für romanische Philologie, 348).

ISBN 978-3-484-52348-7, XII+781 pp., 159,95 euro

La storia della tradizione volgare della Legenda aurea di Iacopo da Varazze, affidata com’è ai mille rivoli di una trasmissione manoscritta frammentaria, inordinata, caleidoscopica – e perciò stesso ancora ampiamente inesplorata – attende ancora in buona parte di essere scritta.
Per servire e contribuire alla ricerca in tale campo, il volume propone l’edizione di due distinte raccolte agiografiche, entrambe conservate in biblioteche fiorentine: il ms. Magl. XXXVIII.110 della Bibl. Nazionale (già edito un secolo fa da Wilhelm Friedmann), e l’Ashb. 396 della Bibl. Medicea Laurenziana (inedito in ogni sua parte), databili entro il primo trentennio del XIV secolo. I due mss., tra altri testi agiografici e devoti, contengono infatti un nucleo comune di otto volgarizzamenti dalla Legenda aurea: un nucleo che, tenuto conto delle caratteristiche sopra ricordate della tradizione iacopina, si offre come un episodio particolarmente cospicuo e precoce della fortuna volgare in area padana dell’opera del predicatore domenicano. Tale nucleo andrà considerato come un’intersezione all’interno di un collettore più vasto, come pare dimostrare la presenza di altri 21 volgarizzamenti iacopini testimoniati dal solo ms. laurenziano.
Di entrambi i mss. è fornito il testo critico integrale, corredato di un approfondito studio linguistico e di un commento. Il più ampio spazio è dedicato inoltre all’analisi delle cosiddette ‘strategie di volgarizzamento’ riscontrabili nei due mss., vale a dire alla definizione degli scopi ideologici e comunicativi sottesi alle due raccolte nel loro rapporto coi modelli (specialmente con la Legenda aurea) e nel loro rapporto reciproco, nonché delle tecniche stilistico-retoriche impiegate.

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copertina

 

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elemento graficoBruno Migliorini, l’uomo e il linguista (Rovigo 1896 – Firenze 1975). Atti del convegno di studio (Rovigo, 11-12 aprile 2008), a cura di Matteo Santipolo e Matteo Viale, Rovigo, Accademia dei Concordi Editore, 2009 (Fonti e testi, 3).

ISBN 978-88-902722-5-7, XVIII+358 pp., 20,00 euro

Bruno Migliorini (Rovigo 1896 – Firenze 1975) è uno dei più importanti linguisti italiani del Novecento. Dopo vari incarichi e un’esperienza di insegnamento a Friburgo, in Svizzera, nel 1938 fu chiamato a ricoprire presso l’Università di Firenze la prima cattedra di Storia della lingua italiana. A questo argomento è dedicata la parte più consistente della sua produzione scientifica, culmine della quale è la fondamentale Storia della lingua italiana, uscita nel 1960 e tradotta nelle principali lingue di cultura. Lo studio della lingua italiana non si limitò per Migliorini alla storia, ma si concentrò a più riprese e con contributi di grande importanza sulla lingua contemporanea, della quale seppe cogliere e spiegare i fermenti di cambiamento in rapporto al mutare delle condizioni storiche e sociali dell’epoca. Fondò con Giacomo Devoto la rivista dedicata all’italiano «Lingua nostra», che diresse fino alla morte, realizzò opere lessicografiche e manuali scolastici. Fu presidente dell’Accademia della Crusca dal 1949 al 1963.
Il volume raccoglie gli Atti del convegno tenutosi presso l’Accademia dei Concordi di Rovigo, città natale di Bruno Migliorini, l’11 e il 12 aprile 2008, in occasione dei settant’anni dall’istituzione della prima cattedra di Storia della lingua italiana. I contributi che compongono le quattro sezioni in cui l’opera è suddivisa (L’uomo e lo studioso; Migliorini linguista e storico della lingua italiana; Migliorini lessicologo e lessicografo; Le altre lingue e l’educazione linguistica) tracciano un profilo della vita e delle ricerche di Bruno Migliorini, facendone emergere la grande attualità scientifica. Il volume è inoltre corredato da un cospicuo apparato di immagini e documenti legati a vari momenti della vita privata e dell’attività di ricerca di Bruno Migliorini.

Contributi di: Rosario Coluccia, Davide Colussi, Manlio Cortelazzo, Luigi Costato, Massimo Fanfani, Piero Fiorelli, Elisa Gregori, Nicoletta Maraschio, Carla Marcato, Rossana Melis, Maria Grazia Migliorini, Paolo Migliorini, Carlo Minnaja, Ivano Paccagnella, Max Pfister, Francesco Sabatini, Matteo Santipolo, Luca Serianni, Riccardo Tesi, Matteo Viale.

Indice del volume

 

Per ordini:
Accademia dei Concordi Editore – Segreteria
Piazza Vittorio Emanuele II, 14 – 45100 Rovigo
Tel. 0425 27991 – Fax 0425 27993

E-mail concordi@concordi.it
www.concordi.it

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elemento graficoFranceschino Grioni, La legenda de santo Stadi, a cura di Mauro Badas, Roma-Padova, Editrice Antenore, 2009 (Medioevo e Rinascimento Veneto, 4).

ISBN 978-88-8455-636-3, CXXVII+198 pp., pp. 32,00 euro

Franceschino Grioni, appartenente a una famiglia veneziana attivamente impegnata nella mercatura, si dedica tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento alla redazione della Legenda de santo Stadi, la più celebre delle rielaborazioni medievali italiane in versi della vita di sant’Eustachio, leggenda tra le più conosciute e diffuse nell’Europa romanza. Suo modello è una delle tante versioni composte a partire dal XIII secolo in lingua d’oïl, a sua volta volgarizzamento della diffusissima redazione latina della leggenda. Franceschino liberamente traduce, amplifica e modifica, producendo un testo non trascurabile all’interno del variegato panorama dell’agiografia italiana delle origini, capace anche di dare ulteriori informazioni sul veneziano antico e sul suo efficace utilizzo anche nella lingua poetica.
Il testo, già edito nel 1930 da Angelo Monteverdi, viene riproposto nel presente volume in una nuova edizione critica, condotta secondo criteri ecdotici più moderni e accompagnata da un ampio studio che prende in esame anche alcuni aspetti non considerati da Monteverdi, come lo stretto legame - attestato anche per l’area francese - tra la storia del santo, il suo culto e il ceto mercantile: legame che si ripropone nell’ambiente lagunare con ulteriori accentuazioni e peculiarità. Viene cosi restituito al pubblico un testo da inserire a pieno titolo, grazie anche alla sua vivacità espressiva, tra i risultati più interessanti della letteratura veneta due-trecentesca.

 

 

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© Società Italiana di Filologia Romanza
Sito a cura di
Carlo Pulsoni e Matteo Viale

ultimo aggiornamento di questa pagina: 18 Febbraio, 2010