Novità librarie di interesse romanistico del 2019

Medieval Francophone Literary Culture Outside France. Studies in the Moving Word, ed. by N. Morato and D. Schoenaers, Turnhout, Brepols, 2018.

ISBN 978-2-503-55444-0, XVI+576 pp., 100 euro

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This volume is one of the final outputs of the AHRC project Medieval Francophone Literary Culture Outside France (2011-2014). It suggests a new way of reading Medieval French Literary Culture in its global dimension, by a close study of some major dynamics of production and circulation of French texts and manuscripts. It focuses on the two major axes of transmission of francophone textual culture: one going from Normandy and England across Flanders, to Burgundy; another across the Alps to Northern Italy and then to Cyprus and the Levant. In medieval Europe, cultural, political, and linguistic identities rarely coincided with modern national borders. As early as the end of the twelfth century, French rose to prominence as a lingua franca that could facilitate communication between people, regardless of their origin, background, or community. Between the twelfth and fifteenth centuries, literary works were written or translated into French not only in France but also across Europe, from England and the Low Countries to as far afield as Italy, Cyprus, and the Holy Land. Many of these texts had a broad European circulation and for well over three hundred years they were transmitted, read, studied, imitated, and translated. Drawing on the results of the AHRC-funded research project Medieval Francophone Literary Culture Outside France, this volume aims to reassess medieval literary culture and explore it in a European and Mediterranean setting. The book, incorporating nineteen papers by international scholars, explores the circulation and production of francophone texts outside of France along two major axes of transmission: one stretching from England and Normandy across to Flanders and Burgundy, and the other running across the Pyrenees and Alps from the Iberian Peninsula to the Levant. In doing so, it offers new insights into how francophone literature forged a place for itself, both in medieval textual culture and, more generally, in Western cultural spheres.

Indice e prefazione

Informazioni

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Politiche e problematiche linguistiche nella formazione degli insegnanti, a cura di F. Avolio, A. Nuzzaci, L. Spetia, Lecce, Pensa Multimedia, 2019.

ISBN 978-88-6760-613-9, 320 pp., 30 euro

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Il volume Politiche e problematiche linguistiche nella formazione degli insegnanti, testimonianza
dell’omonimo Convegno Internazionale svoltosi presso il Dipartimento di Scienze
Umane (di Eccellenza) dell’Università degli Studi dell’Aquila, il 18 e il 19 aprile 2018,
ha preso avvio dalle riflessioni sull’applicazione ventennale della Carta europea delle lingue
regionali e minoritarie
, aperta alla firma il 5 novembre 1992 ed entrata in vigore il 1°
marzo 1998, con l’obiettivo di affrontare le questioni linguistiche nella formazione iniziale
e continua degli insegnanti in un’ottica transdisciplinare. A partire dalla specificità dei
singoli settori di area linguistica (filologia, storia della lingua, linguistica e dialettologia)
e di area pedagogica (didattica generale e didattiche disciplinari) – caratterizzati da propri
statuti epistemici, specifici linguaggi e precise metodologie di indagine – e dall’esigenza
di aprire uno spazio di confronto inedito tra ricerca di settore e ricerca didattica, il Convegno
ha voluto interrogarsi sulle difficoltà di conciliazione, di convergenza e di integrazione
dei diversi saperi di area linguistica che, sebbene adottino approcci e prospettive
differenti legati al contesto scientifico entro cui operano, possono incontrarsi favorevolmente
sul terreno della formazione, quale spazio di interazione per l’individuazione di
possibili soluzioni condivise e di “azione di intersezione culturale e scientifica”, al fine di
promuovere una formazione degli insegnanti di elevata qualità, oggi al centro di un profondo
processo di cambiamento. Il problema della lingua è stato affrontato su piani diversi
(disciplinare, culturale, didattico, curricolare, politico) e in un’ottica interdisciplinare, diretta
a sostenere il rapporto tra lingua dominante (standard?), lingue minoritarie e dialetti, a
riconoscere le particolarità linguistiche e i contesti d’uso, a promuovere la pluralità in una
scuola inclusiva capace di accogliere e valorizzare le differenze. Così, partendo da avanzati
approcci teorici, metodologici e pratici, capaci di esplorare la natura dinamica e multistrato
delle relazioni teoria-prassi nell’insegnamento della lingua, sono stati trattati temi
come l’alfabetizzazione linguistica, le politiche linguistiche, la valorizzazione delle lingue
minoritarie e dei dialetti, lo sviluppo della lingua e del linguaggio e della socializzazione
nei contesti formali, la didattica della lingua e le sue modalità di apprendimento e insegnamento,
socialmente responsabile, e la valutazione degli apprendimenti linguistici,
nonché l’integrazione e l’interrelazione con le altre discipline, le applicazioni creative connesse
alle risorse linguistiche e simboliche, comprese le nuove tecnologie.

Indice

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Filologicamente. Studi e testi romanzi II. Per i romanzi di Alessandro Magno. Storie, incontri, tradizioni testuali, a cura di Giuseppina Brunetti, Bologna, Bononia University Press, 2019.

ISBN 978-88-6923-378-4, 196 pp., 25 euro

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Indice

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Ut pictura poesis. I testi, le immagini, il racconto, a cura di Sonia Maura Barillari e Martina Di Febo, Aicurzio (MB), Virtuosa-Mente, 2019.

ISBN 978-88-9850-027-7, 466 pp., 46 euro

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Nell’intento di affrontare le problematiche inerenti ai molteplici rapporti che possono sussistere fra testo e immagine non si può prescindere dalla considerazione secondo cui di linguaggi sempre e comunque si tratta, anzi di relazioni che si instaurano fra due forme di linguaggio distinte ma, in fondo, non troppo differenti: l’una e l’altra utilizzano (e sovente condividono) i medesimi supporti (pagina, tela, parete, superficie in pietra o metallo, palcoscenico, pellicola) e in qualche caso i medesimi ‘attrezzi’ impiegati per la loro esecuzione (matita, penna, pennello, inchiostri, pigmenti, bulino, scalpello...); l’una e l’altra vengono recepite tramite le medesime facoltà percettive e, se operanti in un contesto storico, geografico e culturale affine, si servono di codici similari. A mutare sono però i modelli logici, sintattici, ‘grammaticali’ che governano la prassi espositiva: in un caso di tipo prevalentemente discorsivo, nell’altro iconico. Non è pertanto un’occorrenza poi troppo peregrina che le due modalità espressive di cui qui si vagliano gli scambievoli influssi – scrittura e figurazione – abbiano, nel corso del tempo, avuto modo di saggiare una gamma molto vasta di soluzioni volte a tradurre il confronto – il dialogo – fra due ‘lingue’ in un incremento della produzione di senso. Il testo scritto e il testo iconico condividono, inoltre, sul piano dell’immaginario, la capacità di attualizzare, riattivare oppure semplicemente di conservare impronte, tracce mnemiche di epoche arcaiche. In alcuni casi i percorsi della conservazione e della rielaborazione affiorano proprio dall’intreccio tra scrittura e figurazione: le sopravvivenze iconiche si nutrono così delle reinterpretazioni provenienti dai testi scritti e viceversa.

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Kolbjørn Blücher, Il congiuntivo nell’italiano scritto contemporaneo, Roma, Carocci, 2018.

ISBN 978-88-430-9332-8, 190 pp., 19,00 euro

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Il libro, che prende in esame un corpus di vari tipi di testi in Italiano dopo il 2000, sostiene che uno studio adeguato del congiuntivo deve necessariamente considerar , anzitutto, gli aspetti formali e funzionali di questo modo verbale e, in un secondo momento, quelli semantici. Consideato, infatti, che è impossibile attribuire tutta la gamma di impieghi del congiuntivo a un unico denominatore semantico e che invece il solo aspetto unitario è quello morfologico, un’analisi accurata non può prescindere da un utilizzo equilibrato dei due criteri.

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Benoît de Sainte-Maure, Roman de Troie, testo critico di Léopold Constans, trad. it., introduzione e cura di Enrico Benella, prefazione di Lorenzo Renzi, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2019 (Studi e ricerche).

ISBN 978-88-6274-840-7, 696 pp., 50 euro

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Il Roman de Troie racconta in versi, per un pubblico cortese del XII secolo, le vicende della guerra di Troia dalle origini al ritorno dei reduci. Il punto di partenza non è dato da Omero ma dai resoconti di Ditti e Darete, brevi testi tardo-antichi che nel Medioevo si pensava fossero traduzioni dei diari di due testimoni oculari del conflitto. Amplificando questa traccia in oltre 30.000 versi, Benoît de Sainte-Maure narra una guerra che è assieme antica e contemporanea, poiché gli eroi classici diventano una proiezione nel passato del mondo cortese e cavalleresco; la tradizionale materia epica (battaglie, consigli, ambasciate) si combina in modo originale con i nuovi temi (psicologia, amore, meraviglioso) del romanzo allora agli esordi. Il risultato è un’opera ricca e variegata, spesso sorprendente per chi ha letto l’Iliade e l’Odissea; il suo obiettivo è coinvolgere, divertire e far riflettere il lettore sul perché Troia delenda est. Il testo, basato sull’edizione critica di Léopold Constans, è stato qui tradotto integralmente per la prima volta in italiano. Lo correda un’ampia introduzione, che inquadra l’opera nel panorama socioletterario anglo-francese della metà del XII secolo.

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Luca Di Sabatino, Une traduction toscane de l’Histoire ancienne jusqu’à César ou Histoires pour Roger. La fondation de Rome, la Perse et Alexandre le Grand, Turnhout, Brepols, 2019 (Alexander redivivus, 12).

ISBN 978-2-503-58135-4, 343 pp., 95 euro

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L’Histoire ancienne jusqu’à César, première histoire universelle écrite en prose française au début du XIIIe siècle, a joui d’une grande fortune en Italie, comme le montrent les manuscrits copiés dans les ateliers transalpins, les traductions, les citations et les réemplois jusqu’à la première moitié du XIVe siècle. Les traductions italiennes, ou volgarizzamenti, se divisent en deux groupes : les versions toscanes et les vénitiennes. Parmi les traductions toscanes, nous trouvons celle contenue dans trois manuscrits du Trecento, rédigée probablement entre la fin du XIIIe siècle et le début du XIVe. Le plus récent de ces codices, le manuscrit II I 146 de la Biblioteca Nazionale Centrale de Florence, est le seul témoin de l’Histoire ancienne en italien qui présente la section alexandrine ; il est utilisé comme base pour l’édition proposée ici, qui offre le récit sur Rome (depuis la fondation jusqu’aux guerres contre les Samnites), la Perse, Philippe II de Macédoine, Alexandre le Grand et les guerres des diadoques. Cette traduction toscane représente probablement l’une des plus anciennes versions italiennes de l’histoire d’Alexandre.

Ulteriori informazioni

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Antonio Pioletti, La porta dei cronotopi. Tempo-spazio nella narrativa romanza. 2, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2019 (Medioevo Romanzo e Orientale, Studi, 23).

ISBN 978-88-498-5823-5, 134 pp., 12 euro

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Dopo la pubblicazione nella stessa Collana di una prima raccolta di saggi dedicati allo studio del cronotopo letterario (La porta dei cronotopi. Tempo-spazio nella narrativa romanza, 2014), Antonio Pioletti ne propone una seconda. Sua finalità è duplice: da una parte, lasciare aperta la porta dei cronotopi, cioè ritenere non esaurito un percorso scientifico di analisi di una categoria non riconducibile e riducibile a una teoria generale, ma insistere tramite nuovi sondaggi nel tentativo di cogliere un approccio metodologico atto a contribuire all’interpretazione dei testi anche per via dello studio, appunto, della loro dimensione cronotopica; dall’altra, a distanza di cinque anni dalla pubblicazione della prima raccolta, preso atto del persistere di non pochi fraintendimenti circa il senso dell’analisi dei cronotopi letterari, proporre riflessioni sui momenti fondanti dell’interesse scientifico che il loro studio riveste (Segre e non solo Bachtin), sulla differenza fra specifico artistico e ingenuo “realismo”, sul carattere ambiguo e non di rado forviante della teorizzazione di presunte dimensioni a-temporali e a-spaziali.

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Incantamenta latina et romanica. Scongiuri e formule magiche dei secoli V-XV, a cura di Marcello Barbato, Roma, Salerno editrice, 2019 (Testi e documenti di letteratura e di lingua, XLI).

ISBN 978-886973-333-8, CXLIV + 146 pp., 32 euro

cover

Il genere dello scongiuro ha sempre goduto di una grandissima fortuna, almeno fino al secolo scorso, nella cultura popolare italiana ed europea. Si tratta di testi brevi, di solito con una elementare struttura poetica, spesso con uno sviluppo narrativo, volti a produrre un bene o ad allontanare un male: una malattia, ma anche il morso del serpente, il lupo, la tempesta, ecc. Meno noto è che, con caratteri non troppo diversi, il genere appare precocemente anche nella produzione scritta medievale: diversi scongiuri si annoverano infatti tra i più antichi testi delle lingue moderne. Il volume raccoglie una selezione di scongiuri attestati tra il V e il XV secolo. Sono privilegiati i testi romanzi in cui rime e ritmi non siano casuali ma agiscano come principio strutturante. Non mancano però testi latini e in prosa: sono in latino ovviamente i primi testi, decisivi per capire struttura e evoluzione del genere; sono in latino e in prosa incantamenta che hanno poi sviluppi ritmici romanzi. Nell’introduzione, dopo uno studio delle varie denominazioni dello scongiuro, si colloca il problema della forma all’interno della questione più generale del linguaggio della magia e si propone una sistemazione tipologica originale. Viene poi studiata l’evoluzione del genere nell’arco del millennio indagato, individuando diversi tipi e delineandone fortuna e trasformazioni. Ci si occupa quindi delle varietà e dei registri di lingua impiegati, delle caratteristiche metriche e stilistiche dei testi, della loro trasmissione (scritta, orale o mista). La storia parallela delle testimonianze metalinguistiche (dalle semplici menzioni, alle severe condanne, alle sapide parodie) permette di precisare e illuminare la storia dei testi. Seguono una cinquantina di scongiuri (latini, italiani, francesi, occitani, catalani) in ordine cronologico, con note filologiche e linguistiche, traduzione e commento. Di alcuni testi si forniscono nuove edizioni; altri sono del tutto inediti. Indici di manoscritti, voci notevoli, tipi funzionali, varietà linguistiche chiudono il volume.

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Simone Marcenaro, La lingua dei trobadores. Profilo storico-linguistico della poesia galego-portoghese medievale, Roma, Viella, 2019.

ISBN 9788833130934, 212 pp., 25 euro

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Che cos’è il galego-portoghese? La lingua dei poeti, dagli ultimi anni del XII secolo fino alla metà del Trecento, è la stessa usata per le opere in prosa o nei documenti giuridici e notarili? Quali sono le sue principali caratteristiche? Il manuale prova a rispondere a queste domande, seguendo un’impostazione didattica rivolta anzitutto agli studenti di Filologia Romanza e Letteratura Portoghese che si misurino per la prima volta con questa affascinante tradizione letteraria. Il volume si divide in due parti: nella prima si propongono i lineamenti di grammatica storica della lingua galega, soffermandosi in particolare sul rapporto che la lega al portoghese e prestando attenzione alle prime attestazioni scritte. La seconda parte affronta invece la lingua dei trobadores, offrendone una descrizione il più possibile esaustiva che prenda in esame – per la prima volta in un manuale di questo genere – le variazioni grafiche, fonetiche e morfologiche inferibili esclusivamente dall’analisi diretta dei canzonieri. L’obiettivo è quindi restituire allo studente un’immagine fedele della lingua trobadorica in stretto rapporto alla sua tradizione manoscritta: ciò costituisce uno strumento inedito e di grande utilità per lo studio della poesia medievale galego-portoghese.

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