|
Ricordo del prof. Giancarlo Belletti
(1943-2010)
di Nicolò Pasero
Giancarlo Belletti ci ha lasciato quasi in punta di piedi, come era suo costume muoversi negli anni che ha trascorso nella sua Facoltà, la Facoltà di Lettere Filosofia dell’Università di Genova, dove si era laureato più di quarant’anni fa e dove è rimasto in tutta la sua carriera: prima come esercitatore, poi come incaricato di Filologia romanza, infine, dal 1983, come professore associato della materia, tenendo corsi ufficiali nella vecchia laurea quadriennale, poi in quella triennale e per affidamento, dal 2002, anche nella laurea specialistica in Letterature e civiltà moderne. Ha sempre operato con continuità e passione, con una didattica tanto competente quanto ricca di aperture tematiche, in cui ha trasferito gli interessi attestati nella sua attività scientifica.
Nell’introduzione al suo lavoro più impegnato, la raccolta Saggi di sociologia del testo medievale, Belletti così espone la sue linea di ricerca: il volume «intende documentare… un lungo periodo di attività critica volta a saggiare la possibilità di uno studio materialistico del fatto letterario» (i saggi spaziano dal 1977 al 1992; e risalgono per la quasi totalità alla pubblicazione nella rivista genovese “L’immagine riflessa” – nella sua prima serie sottotitolata appunto “Rivista di sociologia dei testi” – di cui Belletti è stato nel 1977 uno dei fondatori e della cui redazione ha continuato a far parte anche nella tuttora attiva seconda serie). Un ampio settore delle sue ricerche ruota quindi intorno a quei testi della produzione medievale d’area romanza (in particolare antico-francese) in cui più concretamente visibile è «l’impatto delle visioni del modo dei nascenti gruppi ‘borghesi’ sull’assetto ‘feudale’ di fondo della letteratura medievale»: di qui l’interesse per realtà testuali meno auliche rispetto ai prodotti della cultura "alta", quali i fabliaux antico-francesi, "racconti comici medievali" (come recita il sottotitolo della bella raccolta da lui curata del 1982), al cui autore più significativo, Jean Bodel, sono dedicati, nel volume sopra ricordato, due saggi di assoluta perspicacia. E in assoluta coerenza con l’impostazione generale delle ricerche di Belletti risulta l’impegno rivolto allo studio dei testi medievali sugli "états du monde", tanto in un contributo specifico, quanto nell’edizione del prezioso Livre des manières (appunto "Il libro degli stati del mondo"), composto nel XII secolo da Etienne de Fougéres. Mentre d’altro lato la dialettica medievale fra differenti visioni del mondo è stata da lui affrontata anche partendo dal versante di testi più nobili: così nell’edizione del 1991 del Guillaume d’Angleterre, opera in cui nelle vicende del protagonista si incrociano tematiche aristocratiche e tematiche mercantili; o ancora in contributi come Per una lettura ideologica del “Guillaume d’Angleterre” (1988) e Rolando e i mercanti, (Comico e ideologia nel “Roland a Saragosse”) (1990).
In questi suoi lavori, e in altri ancora (sulla satira antivillanesca, sul Passavanti, sul Roman de Renart), Belletti – senza per questo deviare dall’accuratezza del filologo nell’affrontare i testi – ha offerto dei contributi importanti, nel solco dell’impostazione critica che gli stava a cuore: lo ha fatto – cito ancora dall’introduzione ai Saggi di sociologia del testo medievale – «persistendo nell’accordare la mia (vale a dire la sua) modesta fiducia a strumenti di lavoro che stanno attestando, anche con l’eclissi d’interesse subita in questi tempi di riflusso, l’illusorietà di una critica "al disopra delle parti"». "Modesta fiducia": in questa espressione, che coniuga il pacato convincimento nella validità del proprio lavoro con il tratto personale del non voler apparire, non volersi imporre a tutti i costi, chi per colleganza e amicizia gli è stato più vicino potrà ritrovare il Giancarlo che ha conosciuto, e che per questo rimpiangiamo.
Necrologio del Direttivo SIFR
|